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Economia
Bce: allarme protezionismo, non favorisce crescita
Redazione
18 anni fa

Occorre "arginare le richieste di misure" protezionistiche sebbene "ad oggi non si rilevino evidenze importanti di un aumento delle misure concrete" in tal senso. E' quanto si legge nel bollettino mensile della Bce di febbraio secondo cui al momento "tali spinte tendono a intensificarsi". La Bce sottolinea inoltre che "l'impatto del protezionismo sulla crescita economica e sul benessere delle persone è sostanzialmente negativo". Per la Bce "il sostegno alla globalizzazione si indebolisce in diverse regioni del mondo e ciò non desta sorpresa poiché le spinte protezionistiche tendono a rafforzarsi nei momenti di tensione economica e finanziaria". Da notare poi che gli esperti professionali del Spf (Survey of professional forecasters) contattati dalla Bce rivedono fortemente al ribasso le stime sul Pil del 2009 che passa da un positivo 0,3% a un calo dell'1,7%. L'entità della revisione "non ha precedenti" e le stime ora "sono considerevolmente al di sotto della forchetta" formulato dallo staff dell'Eurosistema a dicembre. Per il 2010 gli esperti prevedono ora una crescita più contenuta del Pil dallo 0,8% iniziale allo 0,6%. Per quanto riguarda l'inflazione l'Spf stima un tasso dello 0,9% per il 2009 e dell'1,6% per il 2010. La Bce ricorda come "l'attività economica mondiale e nell'area dell'euro si è indebolita considerevolmente. La domanda esterna di esportazioni nell'area si è ridotta mentre fattori interni, in particolare il grado di fiducia molto contenuto e le condizioni tese di finanziamento, hanno inciso negativamente sulla domanda interna". "La debolezza della situazione economica mondiale in gennaio- spiega l'istituto centrale - va ricondotta principalmente al settore manufatturiero, in presenza di un ulteriore calo della domanda mondiale" di tali beni. "Nel complesso i rischi per la crescita - spiega - sono chiaramente orientati verso il ribasso" e si "riferiscono prevalentemente alla possibilità che le turbolenze sui mercati finanziari abbiamo un impatto più significativo sull'economia reale". ATS

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