
L'Associazione delle banche estere in Svizzera (ABES) difende l'imposta liberatoria alla fonte, sostenendo che il cosiddetto "Rubik" resta un modello per il futuro, anche se in Germania la Camera dei Länder (Bundesrat) dovesse respingere l'accordo con la Svizzera il 23 novembre. La Germania è in piena battaglia elettorale e - diversamente da Gran Bretagna e Austria - la discussione è condotta in modo emotivo, ha dichiarato oggi in una conferenza stampa a Zurigo il presidente dell'ABES Martin Maurer. "Il modello dell'imposta liberatoria è solido", ha puntualizzato Maurer in una discussione informale con la stampa. Le richieste di equità fiscale sono state sottovalutate, ha ammesso, ma "ciò non significa assolutamente che il modello non sia quello giusto", ha aggiunto. Socialisti e Verdi tedeschi vogliono mantenere la pressione su coloro che evadono il fisco, anche con l'acquisto di CD con dati bancari. A Berlino i critici dell'accordo fiscale lo giudicano lacunoso, rileva Maurer, replicando che il trattato è fatto sul calco della legislazione fiscale tedesca. Il testo negoziato fra Berlino e Berna prevede un'imposta liberatoria alla fonte del 21-41% per regolarizzare i capitali depositati in nero nelle banche elvetiche dai contribuenti tedeschi e un'imposta analoga del 26,375% sui redditi futuri degli stessi. I La somma sarà consegnata al fisco tedesco ma i titolari dei conti rimarrebbero anonimi. Le banche stabilite in Svizzera si vedono accusate di favorire l'evasione di capitale verso Singapore, nota Maurer. A suo avviso gli ingenti flussi di denaro dalla zona euro verso la metropoli asiatica risultano per esempio da trasferimenti effettuati dalle casse pensione di grandi società. Quanto allo scambio automatico di informazioni, non si tratta di uno standard internazionale, ma di un progetto dell'Unione europea, ricorda Maurer. La Camera dei deputati tedesca (Bundestag) ha ratificato l'accordo fiscale con la Svizzera, come previsto, il 25 ottobre. ATS
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