
La Banca nazionale svizzera (BNS) ha ribadito di voler difendere con decisione la soglia minima di cambio dell'euro a 1,20 franchi, stabilita cinque mesi fa. Le limitate prospettive globali di crescita e il corso del franco tuttora elevato pesano sull'andamento dell'economia elvetica, ha rilevato Thomas Jordan, presidente ad interim dell'istituto di emissione, rivolgendosi oggi a Ginevra alla Camera di commercio americano-svizzera. "Siamo pronti, se fosse necessario, ad acquistare un quantitativo illimitato di divise, per fare rispettare il cambio minimo", ha affermato Jordan. La BNS è inoltre disposta a prendere ulteriori misure qualora le prospettive economiche e i rischi di deflazione lo richiedessero. Secondo Jordan la politica monetaria dell'istituto di emissione è "semplice e chiara". Essa mira a permettere alle imprese una migliore pianificazione, ha precisato Jordan, che guida la banca ad interim dopo le dimissioni di Philipp Hildebrand il 9 gennaio scorso. L'apprezzamento della valuta elvetica continua a frenare le esportazioni e ad erodere i margini delle imprese. La forza del franco incita anche i vertici aziendali ad esaminare un trasferimento delle attività oltre i confini nazionali. Malgrado la recente tendenza alla stabilizzazione, ha proseguito Jordan, l'assestamento della domanda estera dovrebbe incidere sugli investimenti e sul mercato del lavoro nei prossimi mesi. Un nuovo deterioramento della crisi dell'indebitamento nella zona euro rappresenterebbe un grave pericolo per l'economia svizzera, con la minaccia di una deflazione, ha osservato Jordan. Nella sua conclusione, Jordan ha tuttavia menzionato uno scenario più ottimista, con le autorità europee che fra breve si impegneranno in modo credibile a favore di una soluzione duratura. ATS
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