
Il peggio della crisi deve ancora venire. E con i paesi industrializzati concentrati a risolvere i loro problemi si rischia una diminuzione degli aiuti ai paesi poveri, il cui quadro è "devastante": il numero degli individui che si stima cadranno al di sotto della soglia della povertà continua a salire, e ora siamo a 150 milioni. A dirlo è Danny Leipzeiger, vice-presidente della Banca Mondiale. Il responsabile della BM per la riduzione della povertà e la gestione economica spiega in un'intervista all'ANSA che, di fronte alla previsione di una "contrazione del prodotto interno lordo mondiale nel 2009", la prima del dopoguerra, e al probabile calo del commercio mondiale (il primo dal 1982), "una grossa nube incombe sui paesi in via di sviluppo. Temiamo un duro tracollo, con una gran quantità di persone che finiranno al di sotto della soglia della povertà". Il precipitare della crisi - spiega Leipzeiger, che per la riduzione della povertà gestisce i rapporti con Fondo monetario internazionale, Ocse, Unione europea e banche regionali per lo sviluppo - "ci fa ritenere che per i paesi poveri si farà sempre più dura". E che la stima, formulata la scorsa primavera, di 100 milioni di poveri in più, sia destinata a peggiorare rapidamente: "al momento prevediamo altri 50 milioni, ma il peggio deve ancora arrivare". Del resto - spiega Leipzeiger - "la crisi è senza precedenti", ed è riuscita a combinare tre "calamità" che prese singolarmente già sarebbero bastate ad avviare una recessione: borse in caduta libera, collasso del settore immobiliare e crisi creditizia. "La comunità internazionale - è l'appello di Leipzeiger - già in ritardo rispetto all'impegno di GlenEagles (portare allo 0,7% del Pil gli aiuti ai paesi in via di sviluppo entro il 2013), non deve ridurre il proprio sforzo, ora che il fabbisogno è aumentato drammaticamente". A cominciare dal fondo di vulnerabilità studiato dall'istituzione di Washington, che chiede ai paesi industrializzati di destinare lo 0,7% dei propri programmi di stimolo fiscale ai paesi poveri che non possono permettersi un piano anti-crisi. "È molto urgente" e c'è l'opportunità di discuterne al G-20 del prossimo 2 aprile, ha detto Leipzeiger. Con i paesi industrializzati impegnati a risolvere i loro problemi, si teme che non venga approvato: "Non lo so. So per certo, però, che è necessario". ATS
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