
L'istituto di ricerche congiunturali BAK Economics corregge al ribasso le proprie stime per l'economia svizzera, ormai giunta - a suo vedere - all'apice. Nel 2018 il prodotto interno lordo (Pil) dovrebbe crescere del 2,3% invece del 2,4% pronosticato in aprile, nel 2019 dell'1,5% al posto che dell'1,7%. L'economia svizzera si trova in una fase di crescita robusta: in particolare la congiuntura interna si mostra in "ottime condizioni", afferma il BAK Economics. Nel primo trimestre hanno registrato una forte espansione sia i consumi privati - spinti dal miglioramento del mercato del lavoro - che gli investimenti in beni strumentali. La fiducia tra le aziende elvetiche continua ad essere molto buona e i portafogli delle commesse sono pieni. Tuttavia il "cielo congiunturale" si sta annuvolando: ultimamente le condizioni economiche globali sono nuovamente peggiorate, rileva il centro di ricerche basilese facendo riferimento ai vari indici dei responsabili degli acquisti. Nell'Eurozona spingono sul morale delle aziende soprattutto la guerra commerciale con gli Stati Uniti e le incertezze politiche in Italia. Per gli esperti del BAK Economics un altro fattore che frena l'evoluzione congiunturale è l'aumento del prezzo del petrolio. Complessivamente la domanda estera di prodotti svizzeri dovrebbe però ancora salire piuttosto fortemente nel 2018, ritengono gli economisti renani. Impulsi positivi arrivano dal chiaro indebolimento del franco rispetto all'anno scorso. Nonostante il recente apprezzamento legato alla situazione politica in Italia, il BAK Economics si attende che nel corso dell'anno il tasso di cambio con l'euro si stabilizzi attorno a 1.18 franchi.
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