
Chiusura in rosso per le borse europee, colpite dai timori sempre più alti per la crisi nucleare in Giappone e da forti prese di profitto sul settore energetico. Il petrolio, intanto, è in netto calo e l'euro vola oltre 1,45 dollari ai massimi dal 2010. La divisa unica, spinta dalle aspettative crescenti per una stretta monetaria della Bce, è volata fino a 1,4518 dollari contro 1,4437 dollari di ieri, per poi correggere il tiro a 1,4495 dollari su prese di profitto. In chiusura l'indice pan-europeo Stoxx Europe 600 cede l'1,7% con i listini principali che segnano il calo più forte da un mese fa, cioè dal terremoto che ha colpito il Giappone seguito dallo tsunami e dalla successiva crisi nucleare a Fukushima. Tokyo Electric Power, la società che gestisce l'impianto, ha fatto sapere che le radiazioni potrebbero superare i livelli rilasciati dalla centrale di Chernobyl nel 1986. E l'agenzia per la sicurezza nucleare giapponese ha alzato al livello 7, lo stesso della catastrofe del 1986, il livello d'allarme per l'impianto Dai-Ichi. Immediata la reazione dei mercati con netti ribassi rimbalzati dall'Asia (-1,69% Tokyo, -1,43% Hong Kong) all'Europa. In chiusura le flessioni più forti si registrano a Parigi (-1,54%), Londra (-1,55%), Amsterdam (-1,56%), Francoforte (-1,42%) e Milano (-1,55%). Giù anche New York, che a metà seduta cede l'1% circa sull'indice Dow Jones. Ai timori per l'estendersi della crisi di Fukushima, che avviene a meno di 300 chilometri da un centro finanziario importante come Tokyo, si aggiunge la doccia fredda arrivata dal fronte degli utili societari. FOrte l'impatto dei conti di Alcoa, che nel primo trimestre ha registrato un fatturato inferiore al previsto peggiorando le aspettative sul settore delle materie prime. E così in Europa Bhp Billiton (-3,3%) trascina giù il settore dei metalli, mentre Royal Dutch Shell (-2,6%) e Bp (-2,8%) affondano gli energetici. Il petrolio a New York ha segnato un calo fino al 3,9% a 105,7 dollari e del 2,9% a 120,3 dollari a Londra: il barile ha subito un forte ribasso dopo che l'Agenzia internazionale dell'energia e il Fondo monetario internazionale hanno affermato che il prezzo sopra i 100 dollari al barile sta colpendo la economia globale. Goldman Sachs ha previsto una "sostanziale" correzione. Pesante anche l'impatto dell'indice Zew di fiducia degli investitori tedeschi, dimezzatosi a 7,6 quando gli economisti si aspettavano un calo a 11,3. Debole anche l'auto (Renault -3,2%). La crisi in Giappone torna a premiare le valute-rifugio yen e franco svizzero: il dollaro è sceso 83,55 yen (ieri era a 84,75) e a 0,8954 franchi svizzeri (da 0,9066). ATS
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