
Chi voleva guadagnare quest'anno alla borsa svizzera avrebbe dovuto puntare su titoli secondari: mentre i corsi di azioni di grandi società hanno perso fino a un terzo del valore, i titoli di alcune imprese di medie dimensioni sono quasi raddoppiati. Complessivamente l'indice dei 20 valori guida SMI ha perso circa il 7%, mentre l'SPI - il listino allargato, che tiene conto anche dei dividendi - ha lasciato sul terreno solo l'1,5%. I valori industriali SPI sono addirittura avanzati del 16% e in autunno hanno raggiunto un livello record. L'anno è cominciato male a causa delle preoccupazioni sull'economia cinese, del calo del prezzo del petrolio e delle tensioni in Medio Oriente. I corsi sono stati particolarmente sotto pressione sino a metà febbraio, poi c'è stata una ripresa e un movimento tutto sommato laterale con un calo prima delle elezioni americane cui è seguito un rialzo dopo la vittoria di Donald Trump. I guadagni più sostanziosi sono stati realizzati dall'azione del gruppo alimentare Hochdorf (+82%). Seguono il fornitore per l'industria farmaceutica Bachem (+75%) e l'industria Bobst (+70%). Anche con Logitech (+64%) è stato possibile realizzare profitti non indifferenti. E chi ha scommesso sui titoli della Banca nazionale svizzera ha vinto il 50%. Fra le blue chip la performance migliore è stata realizzata da Actelion, salita del 58% grazie alle speculazioni su possibili fusioni. Molto buono è stato però anche l'andamento di ABB (+25%) e Geberit (+20%). Sul fronte opposto hanno sofferto i bancari Credit Suisse (-30%) e UBS (-19%), ma anche i farmaceutici Novartis (-15%) e Roche (-16%), che hanno avuto un forte impatto sull'andamento complessivo dell'SMI. Non ha brillato nemmeno il settore del lusso - Swatch è arretrata del 10% - mentre si è mossa poco Nestlé (-2%). Le perdite maggiori sono state subite da Accu Holding (-95%) e Swissmetall Holding (-82%), alle prese con grosse difficoltà finanziarie.
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