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La mano di QAnon
Dietro i fatti di Washington si celano le teorie di un complotto pedo-satanista. La loro diffusione in Svizzera è oggetto di studio
di Andrea Ramani

I fatti di Washington hanno mostrato - se ancora ce ne fosse il bisogno - il chiaro legame fra le frange più estreme dell’elettorato di Donald Trump e le teorie QAnon. Almeno due soggetti che hanno fatto irruzione nel Campidoglio sono riconducibili a questa teoria del complotto nata in rete nel 2017 e cresciuta nel corso degli anni: l’uomo con il copricapo indiano - Jake Angeli, soprannominato secondo la stampa “Sciamano QAnon” - e un secondo individuo con una t-shirt che raffigura un’aquila inserita in una “Q” a stelle e strisce.

L’adesione alle teorie QAnon da parte di gruppi dell'estrema destra è un fatto assodato negli Stati Uniti, tanto che nel 2019 l’FBI ha ascritto QAnon nella lista delle potenziali minacce di terrorismo interno. Differente la loro diffusione e la ricezione in Europa e in Svizzera.

Sul tema si è chinato anche il Centre intercantonal sur les croyances di Ginevra; istituto di ricerca finanziato anche dal Canton Ticino che vi collabora nel quadro del Portale cantonale di prevenzione contro la radicalizzazione e l’estremismo violento. I ricercatori hanno voluto definire i confini di queste teorie del complotto e comprendere come e quanto siano ramificate in Svizzera.

Prima di tutto, però, occorre definire l’oggetto.

I pilastri di QAnon
Nell’ottobre del 2017 un utente anonimo a firma “Q Clearance Patriot” pubblica sul forum 4chan1 una serie di inviti agli utenti a decifrare nell’attualità politica americana dei segnali di un’imminente tempesta che vedrà Donald Trump sopraffare dei poteri occulti. Nel corso dei mesi la narrazione stimolata dagli indizi disseminati in rete da questo sedicente funzionario d’alto rango dell’amministrazione americana si arricchisce di nuovi elementi riassumibili in tre principali pilastri delle tesi di QAnon.

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“La prima tesi su cui si poggia questa costellazione di teorie - ci spiega Mischa Piraud, ricercatore del CIC e co-autore del dossier su QAnon - riguarda l’esistenza di uno Stato profondo (Deep State) che governerebbe il mondo nell’ombra. Questa entità sarebbe composta da una rete di pedofili adoratori di Satana che controllerebbe il mondo, i politici, i media e Hollywoood. Secondo QAnon ne farebbero parte Joe Biden, Barack Obama, Hillary Clinton, George Soros, la famiglia Gates i Rockfeller e molti altri”.

“Secondariamente - continua Piraud - si crede che Donald Trump sia al corrente di questa cospirazione e sia l’unico capace di smascherarla e porvi fine”.

“L’ultima tesi afferma che ci troveremmo in un momento di svolta, di fronte ad un grande risveglio collettivo. A partire da questi tre capisaldi si articolano tutte le teorie QAnon, ma sulle sfondo c’è sempre l’idea di un complotto pedo-satanista contro il quale Donald Trump e i suoi alleati starebbero combattendo”. Quest’ultimo pilastro - si legge nell’informativa del CIC - ricorda le strutture del millenarismo, fatto che darebbe a QAnon la connotazione di un nuovo movimento religioso o di una “cospiritualità” (neologismo che fonde i termini “cospirazionismo” e “spiritualità”).

“L’escatologia QAnon - continua il dossier del CIC - comporta una dimensione guerriera in cui si affrontano il bene contro il male, l’ombra contro la luce, noi contro loro, un universo puro (interiore) e un universo visibile nocivo (“l’ordine mondiale pedo-satanista che manipola l’umanità”).

QAnon e il coronavirus
Per i loro riferimenti alla politica americana le tesi di QAnon fino ad inizio 2020 erano generalmente circoscritte nei confini degli USA, con rare eccezioni di adozioni di esse da parte di ambienti complottisti o di simpatizzanti di Donald Trump nel resto del mondo.

La pandemia di coronavirus è servita da catalizzatore per la loro diffusione su ampia scala, Svizzera e Ticino compresi. Teorie che strizzavano l’occhio a movimenti politici a sostegno del tycoon si sono innestate negli ambienti new age, della medicina alternativa, fra i no-vax, i contrari al 5G e i corona-scettici.

Questo incontro di credenze ha dato luce a teorie in aperta contraddizione fra loro circa la natura del coronavirus.

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“QAnon non parla apertamente della pandemia - spiega Mischa Piraud - ma ad un tratto gli scettici hanno aderito ad una parte delle sue tesi. Lo statuto del virus resta ambiguo: da un lato viene detto che il coronavirus è inoffensivo; dall’altro che sarebbe stato fabbricato in laboratorio per sterminare una parte della popolazione. In generale per i corona-scettici le pandemie, e questa in particolare, sarebbero causate da dei deficit del sistema immunitario, causati a loro volta da fattori esterni come il 5G. Se cerchiamo di capire il fine di questa pandemia, che secondo alcuni sarebbe una finta pandemia ma che esisterebbe comunque (da qui il suo statuto ambiguo), ebbene lo scopo sarebbe quello di far crollare l’economia per poter introdurre un vaccino obbligatorio che conterebbe dei chip per controllare la popolazione ed instaurare una dittatura sanitaria”.

Quanti QAnon?
I fatti di Washington hanno mostrato l’organizzazione di QAnon negli Stati Uniti, ma il discorso è più complesso quando si valica l’Atlantico. Nelle recenti manifestazioni contro le misure per fermare il coronavirus, nelle piazze sono apparsi dei cartelloni segnati da una “Q”, ma il numero di aderenti alle teorie QAnon in Europa e in Svizzera è difficile da stabilire ed è probabile che fra chi diffonde queste teorie ci sia un buon numero di inconsapevoli.

In Svizzera abbiamo tuttavia degli esempi di persone legate apertamente a QAnon. Una rete in cui il giornalista di heidinews Sami Zaïbi si è infiltrato la scorsa estate.

Anche in Ticino non manca chi sui social strizza l’occhio a QAnon in modo più o meno consapevole ed esplicito. Spesso i messaggi che si possono ascrivere a queste teorie della cospirazione sono accompagnati dai seguenti hashtag:

#deepstate #ds #deepstatedown: lo “Stato profondo”, il governo ombra che controlla segretamente il mondo.

#thecalmbeforethestorm #thestorm: “La calma prima della tempesta” si riferisce a un’affermazione di Donald Trump del 2017. Preconizza un grande risveglio alle porte.

#saveourchildren: il governo ombra, satanista e pedofilo rapirebbe e segregherebbe in tunnel sotterranei migliaia di bambini, che solo Donald Trump sarebbe in grado di salvare.

#wwg1wga: “Where We Go One We Go All”, espressione preferita dagli adepti di QAnon, simbolo della solidarietà interna al gruppo.

Quali rischi?
L’occupazione del Campidoglio ha mostrato in modo chiaro la spregiudicatezza degli aderenti a QAnon negli Stati Uniti e la minaccia alle istituzioni democratiche. Atti le cui origini risalgono ai primi indizi disseminati in rete dal fantomatico “Q” su eventi che - è bene sottolinearlo - non si sono mai avverati.

In questi anni Donald Trump ha avuto un rapporto ambiguo verso le tesi QAnon, ammiccando a questo bacino elettorale senza mai veramente prendervi le distanze.

La sommossa di Washington, alimentata e fatta scattare dal discorso di Trump ai suoi sostenitori, è l’ultimo capitolo di questa ambiguità sfruttata dal presidente a fini elettorali, nonché l’ennesimo atto violento commesso dagli adepti di QAnon.

Nelle scorse ore si è parlato di un attacco alla democrazia, un rischio che esiste anche alle nostre latitudini.

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“In Svizzera non abbiamo notato atti violenti legati a QAnon, ma c’è un serio rischio d’isolamento” - conclude Mischa Piraud. “Visto che parliamo di teorie divisive l’adesione delle persone è molto forte e suscita delle tensioni sui social network. Possiamo immaginare che possa isolare le persone obnubilate da queste tesi. Inoltre ci potrebbero essere degli effetti anche sul dibattito democratico: queste tesi molto divisive e polarizzanti non incoraggiano un dibattito con un contraddittorio”.

Elementi fondanti di uno stato democratico.

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