
«Fratelli e sorelle, buonasera!». Bastarono poche parole, il 13 marzo 2013, per definire il tono di un pontificato. Papa Francesco si presentava così al mondo: con un linguaggio semplice, diretto, accessibile. Una scelta comunicativa che negli anni è diventata cifra distintiva, capace di superare i confini della Chiesa e raggiungere anche chi dalla fede si sente distante. A un anno dalla sua morte, quella immediatezza viene ricordata come uno degli elementi più incisivi del suo magistero. «Penso che la sua sia stata una scelta di stile, era un gesuita, un uomo colto, ha deciso di utilizzare uno linguaggio semplice» commenta il rettore della Facoltà di Teologia di Lugano René Roux.
La povertà come cifra distintiva del suo pontificato
La scelta del nome Francesco, in riferimento al Santo d'Assisi, non è stata casuale. Fin dall’inizio, Jorge Mario Bergoglio indicò nella povertà (materiale e spirituale) una direzione chiara per la Chiesa. Un richiamo costante, tradotto in gesti concreti e in prese di posizione a favore degli ultimi, dei migranti, degli esclusi. Una linea che ha segnato profondamente il suo pontificato e contribuito a ridefinire il ruolo della Chiesa nel mondo contemporaneo. «Il tema della povertà riguardava anche la condizione di sofferenza. Papa Francesco ha più volte sottolineato che la dignità dell'uomo è data dall'essere una creatura di Dio», sottolinea il rettore.
Due stili di pontificato
Con la morte di Francesco, avvenuta nel lunedì dell’Angelo del 2025, si è aperta una nuova fase. Il suo successore, Leone XIV, agostiniano, ha impresso fin da subito un’impronta diversa: più riflessiva, meno esposta, maggiormente orientata agli equilibri interni della Chiesa. Un cambio di stile che ha alimentato confronti e riflessioni, mettendo in evidenza le differenze tra due modi distinti di intendere il papato: da un lato l’immediatezza e la forza comunicativa di Francesco, dall’altro la misura e l’introspezione del nuovo pontefice. «Papa Leone ha uno stile diverso, privilegia la dimensione dell'amicizia pacifica. È più umile e dimesso anche nei toni. Ma è bello sapere che non tutti i papi sono uguali» commenta René Roux.
Continuità sui temi cruciali come la guerra
Nonostante le differenze, alcuni temi restano centrali. Tra questi, il rifiuto della guerra. Proprio nei giorni scorsi, papa Leone XIV ha fatto sentire la sua voce sul conflitto in Medio Oriente, ribadendo una posizione netta contro ogni forma di violenza. Un intervento dai toni più intensi rispetto al passato, ma che si inserisce nel solco tracciato da Francesco. «L'umiltà con cui ha deciso di parlare del conflitto in Medioriente non è una mancanza di forza o coraggio», commenta ancora il rettore. A un anno dalla sua scomparsa, la sua eredità continua così a emergere non solo nei contenuti, ma anche nel modo in cui la Chiesa è chiamata a far sentire la sua voce.

