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“Pochi secondi e ci saremmo stati noi”
Keystone-ats
5 anni fa
Questa la testimonianza di Claudio Nicolazzo, assicuratore di Zurigo, in vacanza sul Lago Maggiore con la famiglia: “Struttura vecchia e poco curata, la cabina ballava e c’era un forte rumore metallico”

La cabina “ballava” e, mentre risaliva la montagna, “c’era un forte rumore metallico”. Tra gli ultimi a utilizzare la funivia del Mottarone prima dell’incidente in cui domenica scorsa sono morte quattordici persone c’era Claudio Nicolazzo, assicuratore calabrese di Platania, ma che vive e lavora a Zurigo, in vacanza sul Lago Maggiore con la famiglia.

“Siamo stati gli ultimi, pochi secondi dopo e potevamo esserci noi”, racconta in un’intervista all’ANSA, precisando che l’impressione avuta dell’impianto “non è stata affatto buona”.

“Struttura vecchia e poco curata”
“La struttura appariva molto vecchia e poco curata, non al livello di un polo turistico come quello - sostiene l’assicuratore -. Abbiamo aspettato il nostro turno, poi abbiamo visto arrivare il gruppo di persone che purtroppo è rimasto coinvolto nell’incidente.

I nostri figli si sono messi a giocare e parlare con gli altri bambini, per ingannare l’attesa. Poi siamo saliti e la mia impressione, non da esperto ma da semplice utilizzatore di impianti visto che spesso vado a sciare, sia in Italia che in Svizzera dove risiedo, non è stata del tutto positiva”, ribadisce.

Impianto fermo dopo qualche minuto
La vista mozzafiato sul lago ha fatto passare in secondo piano quel rumore metallico che, comunque, “non ci ha portato a immaginare nulla di grave”. Lo schianto è avvenuto di lì a pochi minuti, ma una volta in cima al Mottarone “non abbiamo avuto nessuna percezione dell’incidente, perché non si è sentito nulla: nessun rumore né altri indizi che potevano far pensare a qualcosa di anomalo. Oltretutto il rumore del bob del vicino parco di divertimenti ha coperto gli altri suoni”.

Dopo qualche minuto, però, l’impianto di risalita si è fermato e la famiglia di origini calabresi ha realizzato che qualcosa non andava. “All’inizio, ingenuamente, abbiamo pensato alla pausa pranzo - spiega Nicolazzo -. Poi, visto che non accennava a ripartire, abbiamo cominciato a cercare su internet qualche notizia. E abbiamo realizzato, poco a poco, quello che stava accadendo”.

Era passata da poco l’ora di pranzo e la macchina dei soccorsi era già in moto. “Lo abbiamo capito dalle sirene delle ambulanze e dai numerosi elicotteri”, ricorda senza nascondere lo choc per la notizia. “Da padre di famiglia, con i miei due bambini con me in quel momento, è stata ancora più drammatica: bastava nulla, una richiesta di mio figlio di andare al bagno o qualsiasi altro imprevisto, per ritardare cinque minuti e salire sulla cabina che è rimasta coinvolta nell’incidente”.

“Tadini udì rumori e scrisse il falso quel giorno’
Nel frattempo proseguono le indagini: secondo quanto scritto dai pm nella richiesta di custodia cautelare Gabriele Tadini, il responsabile dell’impianto della funivia del Mottarone, annotò il falso “nel registro giornale” parlando di “esito positivo dei controlli” sul funzionamento dei freni, sia il 22 che il 23 maggio, giorno della tragedia, malgrado avesse “sentito provenire dalla cabina un rumore-suono caratteristico riconducibile alla presumibile perdita di pressione del sistema frenante della cabina che si ripeteva ogni due-tre minuti”. Gli viene contestato quindi anche il reato di falso.

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