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Confine
“Per la fascia di confine vogliamo deroghe”
Redazione
5 anni fa
Massimo Mastromarino reagisce al nuovo ‘Passenger Locator Form’ in vigore da lunedì 24 maggio. “Ci sono esigenze diverse, la situazione sta mettendo in difficoltà un sistema economico e una società civile”

La notizia del nuovo modulo necessario in entrata della vicina penisola sta creando malumori. Il “Passenger Locator Form”, così si chiama la nuova autocertificazione, è obbligatoria – insieme al tapone – dal 24 maggio per entrare in Italia. L’idea è promossa dall’Unione europea e dovrebbe servire a potenziare il tracciamento degli spostamenti. Al momento nessuno è escluso, nemmeno la fascia di confine particolarmente toccata dalle limitazioni di spostamento ormai in vigore da tutta la pandemia. I colleghi di Radio3i ne hanno parlato con Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa.

È una nuova misure che non vi aspettavate?
“È una misura che non ci aspettavamo ma che rafforza quella che è la nostra idea. Noi non possiamo accettare che la fascia di confine abbia le stesse regole per un cittadino che arriva da un’altra parte del mondo. Noi dobbiamo immaginare che ci siano delle regole specifiche per il territorio di confine e quindi vuol dire avere la possibilità di entrare in territorio italiano per un periodo anche limitato senza tamponi, senza vaccinazione e senza nessun certificato. Una norma generalizzata non può più essere utilizzata su questa fascia”.

A questo proposito ci si attendono risposte dal Ministro della Salute Roberto Speranza?
“Sappiamo che la questione è stata posta dai parlamentari del territorio e da altre forze politiche, dovrebbe essere argomento di discussione del Comitato tecnico scientifico in corso. Per questo mi auguro che possa uscire una risposta positiva”.

A livello di tempistiche avete più volte chiesto una facilitazione per la fascia di confine. Ora è troppo tardi?
“Io vorrei che le deroghe siano applicabili già da lunedì così da arrivare a luglio con questo passaporto vaccinale e non avere questo tipo di limitazioni. Lo strumento più opportuno è la deroga per le fasce di confine”.
Ha fatto discutere il turismo elvetico in Germania, i ticinesi hanno voglia di tornare da voi a fare acquisti?

“Certo, si percepisce nell’aria. Ricevo quotidianamente chiamate in comune, mail, richieste sui social che vanno in questa direzione. Molte volte non è solo il turismo dello shopping ma è il poter rivedere i propri cari, i propri affetti che sta mettendo in difficoltà un sistema economico e una società civile”.
L’esempio lanciato da Francia e Germania può essere la svolta per l’Italia?

“Ciò che è successo nelle altre nazioni dimostra che si può avere una lente di ingrandimento su queste fasce che non possono essere trattate in maniera indistinta con una norma europea così ampia. Ci sono esigenze che sentiamo quotidianamente per quanto riguarda i rapporti culturali, affettivi e commerciali. Se altri stati sono stati capaci di guardare al territorio il nostro Ministero deve fare la stessa cosa”.

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