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Confine
“La funivia resta uno dei mezzi più sicuri”
Marco Jäggli
5 anni fa
Luca Jardini, direttore degli impianti di Cardada, rassicura sui controlli e la sicurezza delle nostre strutture. Intanto dall’Italia spunta una nuova pista per le possibili cause: il freno potrebbe essere stato bloccato da un forchettone

“È chiaro che un incidente così tocca anche me, è vicino e fa male. Però non dimentichiamo che è uno dei mezzi di trasporti più sicuri al mondo. Preferisco prendere una funivia che camminare lungo il marciapiede di una strada dove le macchine scorrono incontrollate”. Esordisce così Luca Jardini, direttore degli impianti di risalita di Cardada, per tranquillizzare la popolazione dopo l’incidente occorso sulla funivia Stresa-Mottarone, dove si sono contate 14 vittime e un bambino ferito grave, attualmente in rianimazione. Jardini non ha voluto analizzare le possibili cause del disastro, ma ha voluto specificare che “qui la sicurezza è veramente messa al primo posto, sia da noi come operatori che da costruttori e organi di controllo, per esempio l’Ufficio federale dei trasporti”.

I controlli

Molti infatti i controlli cui sono sottoposti gli operatori: “Dobbiamo lasciare una tracciabilità di quello che facciamo a ogni singolo controllo: il collaboratore che inizia alla mattina deve fare una checklist - come si fa su un aereo - e deve lasciare una firma, dunque una traccia di quello che si è fatto, con eventuali osservazioni. E se c’è qualcosa non va non si va in servizio. Io salgo regolarmente sugli impianti a fune e ci lavoro, ci salirei subito senza problemi”. Una delle sorvegliate speciali di questi controlli è proprio la fune, che nel caso dell’incidente è stata tranciata di netto: “Bisogna vedere effettivamente cosa è successo, ci sono molte ipotesi. La fune è sovradimensionata quindi per rompersi dev’esserci un difetto di materiale ma comunque quando è nuova viene testata in laboratorio prima di essere messa in opera: difficilmente si può rompere”.

Fune che è “un elemento relativamente importante del nostro impianto, perché abbiamo sia i cavi portanti che il cavo traente, che permette di muovere la cabina. Però sono cavi controllati molto spesso, sia tramite il controllo visivo che tramite apparecchi che filmano il cavo a 360 gradi o addirittura il controllo magneto-induttivo che va anche a sondare l’interno del cavo. I controlli sono minuziosi e veramente fatti con cura. Difficile esprimersi su questo caso, dunque”.

Le cause: colpa di un forchettone inserito in un freno?
Luca Jardini, come già detto, ha specificato di non voler analizzare le possibili cause della tragedia. Tuttavia, nel frattempo dalla stampa italiana sembra essere emerso un particolare importante nella ricostruzione della vicenda: da un’analisi dei video, effettuata da esperti del Corriere della Sera e di Repubblica, si nota l’inserimento di un “forchettone”, una staffa di metallo di colore rosso chiamata così dagli addetti ai lavori, in uno dei freni della cabina. Un elemento che impedisce l’attivazione del freno in caso di necessità - tenendone sempre aperte le ganasce - e che non andrebbe mai inserito in caso di presenza di passeggeri. Sarebbe infatti il freno che, in caso di catastrofe, ancora la cabina al cavo consentendogli di restare sospesa.

Secondo il Corriere, il “forchettone” viene solitamente utilizzato quando le cabine sono vuote, per evitare perdite di tempo nel caso che il freno scatti a metà percorso, costringendo gli operatori a intervenire. Se questo risulta inserito infatti, la vettura continua il suo tragitto anche in caso di guasti idraulici o di interruzioni di corrente. Sempre secondo la stampa italiana questo meccanismo risulta, dalle immagini, inserito solo in uno dei due freni, generando l’ipotesi che questo sia saltato durante l’incidente o che non fosse stato inserito del tutto.

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