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Migrazione
Don Giusto e l'aiuto a chi è in viaggio
Foto d'archivio ©Fiorenzo Maffi
Foto d'archivio ©Fiorenzo Maffi
Federico Marino
4 anni fa
La parrocchia di Rebbio, al confine con il Ticino, si è trovata confrontata ad un crescente flusso di migranti negli ultimi anni.

La parrocchia di S. Martino a Rebbio, in provincia di Como, è da diversi anni in prima linea per l'assistenza ai migranti, specie se minori non accompagnati. Nell'ultimo periodo, come conferma il responsabile Don Giusto, si è assistito ad un aumento considerevole dei transiti, "come non se ne vedeva dal 2016". Ticinonews è andata sul posto per raccontare una realtà fatta di generosità e impegno in prima linea. 

Cibo, zaini o giacche contro il freddo

"Sono in viaggio da mesi, alcuni da anni" mette subito in chiaro Don Giusto. È proprio alla parrocchia di S. Martino che possono tirare il fiato e fare ordine tra i pensieri tornando a fidarsi di qualcuno, come conferma l'operatrice Giorgia Gorderi. "I ragazzi cercano soprattutto delle attenzioni, qualcuno che li possa ascoltare. Oltre a ciò, cose molto semplici come cibo, zaini, mutande o giacche contro il freddo". Il lavoro di Gorderi, come degli altri operatori, consiste anche nel conoscere i migranti, così come i loro legami, le loro destinazioni, perché sia possibile consigliarli su delle procedure di migrazione legali, specie per i minorenni. 

Egitto, Tunisia, Siria e Afghanistan

Le telecamere di TicinoNews hanno incontrato Don Giusto e gli ospiti dell'oratorio durante il pranzo. Comprensibilmente, nessuno di loro se la sente di parlare. È proprio il parroco a spiegare come in genere chi tra i ragazzi è siriano o afghano non ha intenzione di restare in Italia, ma ha altre destinazioni. Oltre a questi due paesi, molte persone provengono recentemente da Egitto e Tunisia. 

La frontiera svizzera, e la presa in custodia

Moltissimi dei ragazzi in viaggio camminano verso la frontiera italo-svizzera, ma non riescono a varcarla. Don Giusto spiega che "spesso sono gli afghani a venire respinti alla frontiera; la domanda che sorge è se si sia proceduto ad una verifica dello statuto di questi minori, e se gli stessi vengano informati dalle autorità in merito alla possibilità di fare richiesta d'asilo in Svizzera. Il dubbio che sorge è che vengano semplicemente rimandati in Italia". 
Dubbi di questo genere erano sorti già durante la crisi migratoria del 2016. Da qui l'impegno dei volontari, in collaborazione con l'associazione svizzera "Posti liberi".

Le autorità, un sostegno lacunario

Tuttavia, l'accoglienza dei migranti è un tema che ha bisogno del necessario appoggio delle autorità. In questo senso, Gorderi lamenta una scarsità di infrastrutture: "malgrado siamo una città di confine non abbiamo un centro d'accoglienza per minori non accompagnati; ciò, nonostante i numeri". 
Anche dal punto di vista programmatico la situazione richiede del lavoro, fa eco Don Giusto: "queste persone hanno lasciato i loro affetti, i loro genitori ed hanno un livello culturale paragonabile ad una scuola elementare o media italiana. C'è necessità di un grande accompagnamento formativo, e l'Italia da questo punto di vista programmatico è carente".
Don Giusto ci tiene a specificare le motivazioni dei volontari: non pietà, compassione ma "un senso civico che dovrebbero avere tutti, specie le città di confine; un senso di giustizia".