Matteo Buzzi
Per una economia al servizio dei residenti
Redazione
10.03.2023 11:52

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Fatta eccezione per il periodo pandemico il
prodotto interno lordo ticinese (PIL), indicatore del motore economico
cantonale, è in crescita. Nonostante questo altri indicatori danno un quadro a
tinte fosche della situazione, anche perché la crescita economica non è andata
egualmente a favore tutte le fasce della popolazione residente. I frontalieri
rappresentano ben il 31% degli occupati su suolo cantonale. Il fenomeno della
disoccupazione colpisce in misura maggiore il Ticino rispetto al resto del
paese. Il salario mensile lordo standardizzato mediano ticinese e di circa
1.200 franchi inferiore a quello svizzero. In Ticino quasi un quarto delle
persone vive in un’economia domestica con un reddito disponibile equivalente
inferiore alla soglia di rischio di povertà. Anche se è statisticamente
difficile dimostrarlo è evidente che, perlomeno sul lungo periodo, vi è in atto
un effetto di sostituzione del personale residente.
Pur non essendo un economista a me sembra
che il quadro non sia particolarmente esaltante. L'economia ticinese, con
lodevoli eccezioni, è infatti stata costruita negli ultimi 30 anni per
sfruttare il differenziale salariale e fiscale tra Svizzera e Italia. Ciò ha
creato il substrato ideale per l'insediamento di aziende poco legate al territorio
e che impiegano sopratutto manodopera frontaliera a basso costo, livellando
verso il basso i salari dei residenti. Per i nostri giovani talenti il Cantone
ha quindi perso attrattività. La politica economica grazie ad una fiscalità a
pioggia, che ha parallelamente creato voragini nelle casse dello stato, ha
steso i tappetini rossi senza alcun criterio qualitativo ad aziende di ogni
tipo, anche quelle del settore della logistica che hanno riempito il cantone di
capannoni per mettere in piedi un sistema di elusione fiscale poi duramente
sanzionato dai paesi esteri toccati.
Errare è
umano ma perseverare è diabolico. Il proverbio calza pennello sulla situazione
economica ticinese dove è necessario un cambiamento di rotta importante. Da un
lato va finalmente introdotta una fiscalità basata su criteri qualitativi: il
livello salariale, l’impatto sul territorio e l'ambiente, i consumi energetici
e il tasso di occupati residenti e dall’altro è evidente che bisogna al più
presto mettere in atto una nuova politica salariale in cui le regolamentazioni
statali siano maggiormente ampie e vincolanti. Oltre al salario minimo già in
vigore grazie ai Verdi, che dovrà comunque essere alzato fin al massimo
possibile secondo la legge federale, il Ticino necessiterebbe quindi di uno
statuto speciale per poter introdurre delle misure nel mercato del lavoro più
severe rispetto a quelle a livello
nazionale: contratti collettivi obbligatori, salari minimi di tipo economico
e/o controlli anti dumping molto più sistematici.
Salari più elevati potrebbero finalmente favorire anche la riduzione del tempo
di lavoro per tutti e tutte a favore della cura dei bambini o degli anziani,
del volontariato associativo, politico o sportivo, dell'autoproduzione o dello
scambio del tempo, tutte forme non monetarie ma che rafforzano la coesione di
una comunità e possono essere un elemento interessante per ridurre i consumi e
accorciare le filiere.
Oltre a
salvaguardare e sostenere il tessuto economico delle piccole medie imprese
legate al territorio, i settori su cui puntare sono quelli ad alto valore
aggiunto che possono svilupparsi attorno a USI e SUPSI, quelli legati alla
ricerca medica e farmaceutica, al settore sanitario, a quello delle nuove
tecnologie (come l'intelligenza artificiale), in particolare anche quelli
necessari alla transizione energetica (energie rinnovabili e efficienza
energetica). Il tutto in un quadro finalmente orientato ad una economia
circolare, all'efficienza energetica e ad un uso parsimonioso del territorio.
Oltre ai settori ad alto valore aggiunto o legati alla transizione ecologica si
dovrà puntare sul turismo dolce di qualità (anche se abbiamo sprecato
l'occasione del parco nazionale) e sul settore primario ecologico in modo da
garantirci una sana sovranità alimentare. Per questo la perdita di territorio
agricolo di qualità va fermata e l'economia agricola di montagna va sostenuta
maggiormente anche per poter convivere meglio con i grandi predatori, in
particolare con il lupo. In questo senso sono da aumentare i sostegni finanziari
per le misure di protezione (cani, pastori, recinzioni e uso di nuove
tecnologie).
Matteo
Buzzi, deputato uscente, candidato al Gran Consiglio n. 19, lista 14, Verdi del
Ticino

