Marco D'Erchie
Dalla parte di una nuova politica migratoria
Redazione
14.03.2023 13:26

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Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un
inasprimento delle politiche migratorie. Un’applicazione e interpretazione
eccessivamente restrittiva di alcune normative ha portato alla precarizzazione
di molti cittadini, in particolare titolari di permesso B, che spesso e
volentieri rinunciano a richiedere aiuti cui avrebbero accesso per timore di
una revoca del permesso di soggiorno. Persone con lavori precari, salari molto
bassi, che cercano di vivere stabilmente in Svizzera e nel nostro Cantone non
per, come vorrebbe farci credere qualcuno, depredarne le risorse, ma bensì
perché vedono nel nostro paese la possibilità di una vita migliore. Cittadini
integrati che fanno parte della comunità e che si ritrovano a dover fare i
conti con un mercato del lavoro sempre più precario che trae profitto da
situazioni di difficoltà. Infatti, il non poter usufruire di un possibile
aiuto, spinge questi lavoratori e lavoratrici ad accettare lavori con paghe che
non permettono un’esistenza dignitosa. Situazioni che nella peggiore delle
ipotesi sfociano nell’offerta di lavori in nero.
Un clima ostile accentuato ancor di più dalla
modifica di legge sulle naturalizzazioni approvata dal Gran Consiglio
nell’ultima legislatura. Infatti, dal 2020 chi vuole richiedere la
naturalizzazione non può aver beneficiato nei dieci anni precedenti di aiuti
dell’assistenza sociale. Una norma, questa, molta più rigida rispetto a quella
Federale che pone il limite a tre anni. Questo tipo di atteggiamento da parte
delle autorità e degli organi politici non fa che sfavorire i processi d’integrazione
e porta a una disaffezione dei cittadini verso lo Stato. In una Svizzera già
denunciata da un recente rapporto Onu di razzismo sistemico è necessaria più
che mai, oggi, un’inversione di rotta. Serve una politica migratoria più aperta
che tenga conto delle particolarità di ognuno accompagnata da un’agire
istituzionale che tuteli davvero tutti i cittadini, senza distinzioni.
Agevolando quanto più possibile i processi di naturalizzazione e sostenendo
l’integrazione anche delle fasce più povere della popolazione. Serve quindi un
approccio differente e una ferma volontà istituzionale, nel voler far sentire a
casa coloro che compiono una scelta coraggiosa come quella di lasciare il
proprio paese d’origine. Azioni concrete d’integrazione, come avviene ad
esempio in altri Cantoni, dove ai cittadini stranieri è data la possibilità di
votare o addirittura di candidarsi alle elezioni comunali. Un nuovo
paradigma, in ottica di una nuova politica migratoria che a livello federale, cantonale
e comunale, si faccia carico e onori la grande tradizione umanitaria del nostro
Paese.
Marco D’Erchie, candidato al Gran Consiglio
numero 61 Lista 12

