
Quale rapporto tra politica e progetti indipendenti?
I progetti indipendenti si differenziano dalle istituzioni tradizionali. La loro origine è legata ai movimenti giovanili occidentali degli anni Sessanta, allo spirito ribelle e critico che ne è emerso e a un alto livello di politicizzazione. Questo periodo portò gli artisti a mettere in discussione le opere d’arte e i modelli tradizionali e a creare spazi propri dove esprimersi liberamente. Attraverso l’arte d’avanguardia si cominciò ad affermare il ruolo dell’arte nella società e i suoi valori.
Il mio punto di vista riguardo all’ambiente culturale si fonda da un lato sulla mia formazione di storica dell’arte, dall'altro sulla mia attività politica*. Dall'intersezione di questi due interessi che oggi caratterizzano il mio quotidiano nasce una mia riflessione sull’impegno che il Canton Ticino e i centri urbani ticinesi nei progetti indipendenti, tema questo, della mia tesi di Master.
La politica scarsamente ricettiva ha impedito l’ascesa necessaria
Lo scorso decennio, il Ticino ha vissuto un’importante espansione dell’offerta culturale e di intrattenimento che sembra essere sbocciata dopo lunghi anni in cui i giovani ticinesi lamentavano l’assenza di luoghi aggregativi. La scena culturale ticinese è mutata perché diversi giovani hanno deciso di attivarsi, organizzandosi per sfruttare strutture già disponibili. Così, si sono creati nuovi luoghi come Spazio 1929, Sonnenstube, Casotto, Turba, Spazio Morel, il Domani, Artelier, Spazio Lampo; oppure si sono ravvivati quelli già esistenti, come il centro sociale il Molino, il Living Room, La Rada. Purtroppo, in parte a causa della pandemia, ma in gran parte a causa di una politica locale scarsamente ricettiva, pochi sopravvivono. Nonostante una precedente diffusione e varietà di offerta, i progetti indipendenti faticano spesso a trovare spazio – e non solo quello fisico.
L’inesorabile mancanza di spazi: una questione cantonale
Attualmente, si può affermare che la maggioranza dei progetti attivi in Ticino apprezza l’impegno degli enti pubblici, tuttavia, spesso lo ritiene insufficiente e lacunoso. L'approccio alla concessione dei sostegni dovrebbe essere più trasparente. Inoltre, è evidente la carenza di spazi dedicati ad attività culturali che nascono dalla cittadinanza, che possano ospitare dei progetti indipendenti, sia a livello comunale sia a livello cantonale.
Tra i principali centri urbani ticinesi, solo Locarno dispone di spazi affittati a lungo termine a progetti indipendenti. Gli altri Comuni lo fanno solo per breve tempo e non si tratta di spazi unicamente dedicati ad attività culturali. Questa situazione impedisce ai progetti di svilupparsi e trovare stabilità. Nonostante la ricerca di spazi e la creazione di infrastrutture sia di competenza comunale, il Cantone dovrebbe dare maggiore sostegno alle esperienze indipendenti andando oltre il finanziamento diretto. Il Cantone dovrebbe riflettere sul funzionamento della sussidiarietà e considerare di attivare diversamente le proprie istanze che si occupano di strategia culturale, portando i Comuni ad aprirsi di più verso la domanda di spazi per la cultura, oltre che a dimostrare direttamente il proprio impegno a favore di questa necessità.
Un trampolino di lancio per una cultura varia, libera e aperta
Con La Straordinaria sembrerebbe che parte della politica si sia accorta della necessità di offrire contenitori di cultura dal basso e pare che si stiano muovendo i primi passi concreti. Ma, cosa succederà dopo la chiusura de La Straordinaria? Questa non può restare un’esperienza unica, altrimenti sarebbe come gettare un sassolino nel deserto. La proposta dell’associazione Idra nella forma de La Straordinaria deve essere un trampolino di lancio per molte altre esperienze che aspettano solo di trovare le condizioni per potersi realizzare. Il potenziale creativo non va smorzato, ma piuttosto incentivato. La Straordinaria sta dimostrando che il Ticino ha bisogno di spazi che facciano da contenitore a molteplici realtà in continuo cambiamento. La necessità è ora chiara, altrimenti questa realtà non ospiterebbe un così ampio pubblico fin dal giorno della sua apertura.
Esperienze di questo tipo aggiungono una funzione sociale di valore certo. Sono infatti luoghi inclusivi, in cui anche persone che appartengono a “mondi” diversi possono incontrarsi per confrontarsi e forse, anche, scoprire di non essere poi così diversi. Allo stesso tempo, queste esperienze rivendicano la libertà di realizzarsi in svariate forme, senza la pretesa di essere riconosciute come più idonee di altre.
Il Ticino si merita una cultura che si sviluppa in sinergia con i diversi gruppi sociali. Nuove esperienze e nuovi contenitori per la cultura dal basso devono essere integrati nel programma politico cantonale, perché accanto alla cultura istituzionale si dia spazio al bisogno di organizzarsi anche in forme libere e alternative.
*Consigliera Comunale a Lugano dal 2016, già Presidente del Consiglio Comunale
Tessa Prati
Candidata al Gran Consiglio Lista 12 N. 74, Partito Socialista

