Tessa Prati
Ci vuole di più: cultura varia, libera e aperta
Redazione
12.03.2023 22:07

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Quale rapporto tra politica e progetti indipendenti?
I progetti indipendenti si differenziano dalle istituzioni tradizionali. La loro origine è legata ai movimenti
giovanili occidentali degli anni Sessanta, allo spirito ribelle e critico che ne è emerso e a un alto livello di
politicizzazione. Questo periodo portò gli artisti a mettere in discussione le opere d’arte e i modelli
tradizionali e a creare spazi propri dove esprimersi liberamente. Attraverso l’arte d’avanguardia si
cominciò ad affermare il ruolo dell’arte nella società e i suoi valori.
Il mio punto di vista riguardo all’ambiente culturale si fonda da un lato sulla mia formazione di storica
dell’arte, dall'altro sulla mia attività politica*. Dall'intersezione di questi due interessi che oggi
caratterizzano il mio quotidiano nasce una mia riflessione sull’impegno che il Canton Ticino e i centri
urbani ticinesi nei progetti indipendenti, tema questo, della mia tesi di Master.
La politica scarsamente ricettiva ha impedito l’ascesa necessaria
Lo scorso decennio, il Ticino ha vissuto un’importante espansione dell’offerta culturale e di
intrattenimento che sembra essere sbocciata dopo lunghi anni in cui i giovani ticinesi lamentavano
l’assenza di luoghi aggregativi. La scena culturale ticinese è mutata perché diversi giovani hanno deciso
di attivarsi, organizzandosi per sfruttare strutture già disponibili. Così, si sono creati nuovi luoghi come
Spazio 1929, Sonnenstube, Casotto, Turba, Spazio Morel, il Domani, Artelier, Spazio Lampo; oppure si
sono ravvivati quelli già esistenti, come il centro sociale il Molino, il Living Room, La Rada. Purtroppo, in
parte a causa della pandemia, ma in gran parte a causa di una politica locale scarsamente ricettiva, pochi
sopravvivono. Nonostante una precedente diffusione e varietà di offerta, i progetti indipendenti faticano
spesso a trovare spazio – e non solo quello fisico.
L’inesorabile mancanza di spazi: una questione cantonale
Attualmente, si può affermare che la maggioranza dei progetti attivi in Ticino apprezza l’impegno degli
enti pubblici, tuttavia, spesso lo ritiene insufficiente e lacunoso. L'approccio alla concessione dei sostegni
dovrebbe essere più trasparente. Inoltre, è evidente la carenza di spazi dedicati ad attività culturali che
nascono dalla cittadinanza, che possano ospitare dei progetti indipendenti, sia a livello comunale sia a
livello cantonale.
Tra i principali centri urbani ticinesi, solo Locarno dispone di spazi affittati a lungo termine a progetti
indipendenti. Gli altri Comuni lo fanno solo per breve tempo e non si tratta di spazi unicamente dedicati
ad attività culturali. Questa situazione impedisce ai progetti di svilupparsi e trovare stabilità. Nonostante la
ricerca di spazi e la creazione di infrastrutture sia di competenza comunale, il Cantone dovrebbe dare
maggiore sostegno alle esperienze indipendenti andando oltre il finanziamento diretto. Il Cantone
dovrebbe riflettere sul funzionamento della sussidiarietà e considerare di attivare diversamente le proprie
istanze che si occupano di strategia culturale, portando i Comuni ad aprirsi di più verso la domanda di
spazi per la cultura, oltre che a dimostrare direttamente il proprio impegno a favore di questa necessità.
Un trampolino di lancio per una cultura varia, libera e aperta
Con La Straordinaria sembrerebbe che parte della politica si sia accorta della necessità di offrire
contenitori di cultura dal basso e pare che si stiano muovendo i primi passi concreti. Ma, cosa succederà
dopo la chiusura de La Straordinaria? Questa non può restare un’esperienza unica, altrimenti sarebbe
come gettare un sassolino nel deserto. La proposta dell’associazione Idra nella forma de La Straordinaria
deve essere un trampolino di lancio per molte altre esperienze che aspettano solo di trovare le condizioni
per potersi realizzare. Il potenziale creativo non va smorzato, ma piuttosto incentivato. La Straordinaria sta
dimostrando che il Ticino ha bisogno di spazi che facciano da contenitore a molteplici realtà in continuo
cambiamento. La necessità è ora chiara, altrimenti questa realtà non ospiterebbe un così ampio pubblico
fin dal giorno della sua apertura.
Esperienze di questo tipo aggiungono una funzione sociale di valore certo. Sono infatti luoghi inclusivi, in
cui anche persone che appartengono a “mondi” diversi possono incontrarsi per confrontarsi e forse,
anche, scoprire di non essere poi così diversi. Allo stesso tempo, queste esperienze rivendicano la libertà
di realizzarsi in svariate forme, senza la pretesa di essere riconosciute come più idonee di altre.
Il Ticino si merita una cultura che si sviluppa in sinergia con i diversi gruppi sociali. Nuove esperienze e
nuovi contenitori per la cultura dal basso devono essere integrati nel programma politico cantonale,
perché accanto alla cultura istituzionale si dia spazio al bisogno di organizzarsi anche in forme libere e
alternative.
*Consigliera Comunale a Lugano dal 2016, già Presidente del Consiglio Comunale
Tessa Prati
Candidata al Gran Consiglio Lista 12 N. 74, Partito Socialista
Candidata al Gran Consiglio Lista 12 N. 74, Partito Socialista

