Svizzera
Riesportazioni di armi all’Ucraina, si riaccende il dibattito
Redazione
26.01.2023 06:06

La Svizzera potrebbe fornire indirettamente armi all'Ucraina. La commissione della politica di sicurezza del Nazionale si è infatti espressa a favore di un cambio di legge. Un tema di stretta attualità all'interno dei paesi NATO che sono pronti ad accendere il dibattito nel nostro paese. Ne abbiamo discusso con i consiglieri nazionali Greta Gysin (Verdi) e Rocco Cattaneo (PLR).
Decine di tank occidentali stanno per rinforzare la posizione di Kiev
sul terreno, alle porte del secondo anno di guerra. Il Governo tedesco ha infatti
dato luce verde all’invio di 14 carri armati Leopard all’Ucraina, estendendo la
possibilità anche ai paesi che posseggono il blindato. Ci vorranno tre mesi per
addestrare soldati ucraini, ma l’obiettivo di Berlino è far sì che l’esercito
ucraino possa formare due battaglioni forniti di questi carrarmati. Negli
scorsi giorni anche Polonia, Paesi Bassi e Norvegia si sono dette pronte a
fornire il corazzato a Kiev: si parla di un piano per inviare congiuntamente 80
blindati di fabbricazione tedesca. Nelle scorse ore pure gli Stati Uniti hanno
dato il loro via libera a 31 tank Abrams M1 da inviare all’Ucraina, completando
il tandem euro-americano delle armi pesanti in favore dell’Ucraina. I paesi NATO
si stanno muovendo affinché il conflitto entri in una nuova fase.
Cosa succede nel nostro paese
Anche in Svizzera si è leggermente incrinato il tabù dell’invio di
armi in Ucraina. Martedì una maggioranza della commissione della politica di
sicurezza del Consiglio nazionale ha dato il suo sostegno ad una mozione e ad
un’iniziativa parlamentare che permetterebbero, a determinate condizioni, di
concedere la riesportazione di materiale bellico. Non si parla di un invio
diretto di materiale bellico a Kiev, ma piuttosto di autorizzare un Governo
estero a esportare armi e munizioni acquistate in Svizzera verso un altro
paese. Dopo il benestare della commissione, ora i due atti parlamentari
dovranno passare dall’esame delle Camere.
Il settore bellico svizzero
Gli ultimi dati a disposizione indicano che il settore bellico in
Svizzera nel 2021 ha esportato armi, munizioni, veicoli ed equipaggiamenti per
quasi 743 milioni di franchi. Il mercato principale, con acquisti per circa 483
milioni, è stato l’Europa, con Germania e Danimarca in testa come principali
acquirenti. I veicoli blindati e non rappresentano la voce più redditizia
seguiti da munizioni di tutti i calibri.
Cosa significa togliere il blocco delle riesportazioni
Togliere il blocco delle riesportazioni potrebbe avere una duplice
valenza. Concedere ad altri Stati l’invio di materiale bellico verso l’Ucraina
manifesterebbe il sostegno a Kiev e alla strategia perseguita dalla NATO. Non
bisogna poi dimenticare i potenziali proventi per l’industria bellica. D’altro
canto, dallo scoppio della guerra si discute sulla posizione assunta dal nostro
paese e dalla possibile crepa dell’immagine e del suo statuto neutrale.
L’invio, seppur indiretto, potrebbe essere letto come una partecipazione al
conflitto. Sul tema abbiamo interpellato due consiglieri nazionali con posizioni diametralmente opposte.
Gysin: "Si viola il principio di neutralità"
Stando a Greta Gysin (Verdi), la riesportazione di armi
è sbagliata nel principio e dal punto di vista della difesa della neutralità. “C'è
una grande differenza tra adottare delle sanzioni finanziarie e accettare la riesportazione
di materiale bellico in Ucraina”, ha esordito Gysin, ricordando che negli
scorsi anni a più riprese in Svizzera si è discusso, tramite diverse iniziative
popolari, di vietare o meno l’esportazione di materiale bellico. “Negli anni si
è visto che l'industria bellica fa pressione sulla politica affinché si
indebolisca questa normativa e si permetta l'esportazione. Nel 2017, ad esempio,
c’è stata una grande discussione sull'esportazione verso paesi che sono in
guerra civile. Siamo riusciti tramite un'altra iniziativa popolare ad evitare l’indebolimento
del principio secondo cui le armi svizzere non vanno esportate in paesi in cui sono
in corso dei conflitti”. Per quanto riguarda l’Ucraina, per Gysin non c'è
motivo di violare questo principio: “Sarebbe un grave attacco alla nostra
neutralità e sarebbe anche in contrasto con la Convenzione che protegge la
neutralità svizzera”.
Cattaneo: "Non ha nulla a che fare con la neutralità"
Dal canto suo Rocco Cattaneo ribatte che non hai mai subito pressioni
dall’industria bellica svizzera e sostiene che la clausola sull’esportazione
non ha nulla a che fare con la neutralità: “Il divieto di riesportare il
materiale bellico è una clausola che hanno tanti paesi EU, la Germania stessa ci
ha messo tanto tempo prima di decidere se inviare o meno questi carri armati”,
sottolinea il consigliere nazionale PLR. “Questa clausola è stata messa perché
si voleva evitare che il materiale bellico svizzero andasse a finire in mani indesiderate,
per esempio in paesi dove ci sono dittature. Ma non è un problema di
neutralità. Questo principio si vuole ora allentare a causa della situazione
che si è venuta a creare con l'invasione russa in Ucraina, un’invasione che mette
in pericolo altri paesi europei, nonché la democrazia e lo stato di diritto. Non
si tratta di trovare una via di fuga per riesportare e aumentare l'esportazione
di materiale bellico, ma di risolvere dei problemi. La Danimarca, per esempio,
ha già chiesto il permesso di poter consegnare veicoli militari Pirahna
forniti dalla Svizzera all'Ucraina. In questa situazione difficile bisogna
essere ragionevoli. Se non aiutiamo l'Ucraina, se non facciamo niente, andiamo
indirettamente e direttamente a sostenere Putin".

