“Protesta condivisibile, i letti non sono infiniti”
Il dottor Volonté della Clinica Sant’Anna dice la sua sulla protesta dei camici bianchi di oggi pomeriggio: “La politica deve prendersi le sue responsabilità, aumentare i posti vuol dire abbassare la qualità”
di Radio3i/MJ
“Protesta condivisibile, i letti non sono infiniti”
Foto © CdT/Gabriele Putzu

Il mondo della sanità ha deciso di fermarsi oggi per un minuto simbolico e appendere il camice al balcone. Questo per dare un segnale contro l’assenza di ulteriori misure da parte di Berna, in quanto a preoccupare sono sempre i numeri dei ricoveri e delle terapie intensive. Radio3i ha intervistato il dottor Francesco Volonté, Direttore Medico Clinica Sant’Anna, per sapere il suo punto di vista sulla questione: “A me di base le proteste non piacciono e preferisco rimboccarmi le maniche”, risponde Volonté, “però in linea di principio sono d’accordo con queste rivendicazioni. La strategia scelta fin’ora è di aumentare quasi all’infinito i posti letto e quelli di cure intense. Questa strategia va bene fino a un certo punto per sopportare un’ondata ma poi ci si deve organizzare differentemente”.

Questo perché, spiega Volonté: “Creare dal nulla dei posti ospedalieri di qualità è illusorio: le persone si formano nell’arco degli anni, quando i posti si creano così in fretta vuol dire che si spostano le risorse da qualche altra parte, il che vuol dire creare dei buchi e abbassare la qualità delle cure. Un’infermiere specializzato non può essere sostituito da un addetto in sala operatoria da un giorno all’altro”.

“Un lockdown potrebbe essere un’idea”
C’è poi una seconda strada che ha adottato Ginevra, ovvero quella del confinamento: “Può essere un esempio. Qui è sempre difficile valutare: il mondo medico osserva e propone e poi il mondo politico ed economico deve reagire. Fino adesso le misure non hanno dato i frutti sperati perché il sistema sanitario è sotto pressione e sta faticando. Quella di Ginevra è una misura drastica ma ha mostrato che in poco tempo i posti occupati sono stati dimezzati. Quindi si è potuto tornare a vivere un po’ più normalmente. Per quanto ormai cominci a non sopportare più la parola, un lockdown potrebbe essere un’idea. Comunque bisogna reagire in modo differenza e la politica deve prendere le sue responsabilità, in caso di chiusure supportando i commerci e le attività”.

Si può continuare così?
Nel punto in cui ci troviamo oggi, con questi numeri e queste prospettive, è ancora possibile dare un colpo al cerchio e uno alla botte? “La risposta è difficile questo è evidente per tutti”, risponde Volonté, “Le misure drastiche fanno male, la situazione che viviamo oggi non è sopportabile. Si può continuare ad andare avanti così ma probabilmente occorre spostarsi ancora un po’ di più. Ieri avevamo 51 posti di cure intense occupati, oggi 55, con i letti d’ospedale ordinari praticamente pieni. Quindi c’è qualcosa che non funziona: non vuol dire andare completamente dalla parte opposta ma le misure devono essere più incisive per forza”.

Dove avvengono i contagi?
I ristoratori dicono “al ristorante non ci si contagia”, nelle scuole si dice lo stesso delle strutture scolastiche, idem sul posto di lavoro... Questi numeri quindi da dove arrivano? “Questo è il difficile, nessuno lo sa. La medicina funziona in questo modo: succede qualcosa, la si osserva e tra qualche anno si saprà dire. Nessuno oggi ha la sfera di cristallo quindi oggi facciamo delle supposizioni ottenute guardando dei dati su un cortissimo periodo. Questo in medicina non è buono e dà dei cattivi risultati: si interpreta con pochissimi dati a disposizione, quindi tirare la monetina ha la stessa efficacia. È chiaro che si sa come si trasmette questo virus quindi uno può pensare ‘al ristorante levo la mascherina, mangio e parlo, è chiaro che ci siano più possibilità di contagio’. Stessa cosa nelle scuole. D’altra parte a volte i dati non confermano queste supposizioni. Ad oggi quindi è impossibile dire “lì si contagia, lì no”.

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