Luganese
Oltre 7mila firme contro la chiusura della piscina di Carona. Morellato: "Convocato un presidio"
Redazione
28.03.2025 19:15

Oltre 7mila firme contro la chiusura della piscina di Carona sono state consegnate oggi alla cancelleria di Lugano. Una mobilitazione rapida e determinata da parte di cittadini e del neonato comitato Parco Piscina Carona, che chiede un risanamento invece della chiusura definitiva. Il nodo della questione? Un progetto di riqualifica che non ha convinto e una decisione comunale che ha scatenato polemiche.
Sono più di 7mila
le firme raccolte in poco tempo contro la chiusura della piscina di Carona e
consegnate oggi in cancelleria a Lugano. Una decisione, quella presa dal Municipio
lo scorso 17 ottobre, che non è piaciuta a numerosi cittadini e al neo formato
comitato Parco Piscina Carona. “La risposta è stata molto forte. Solo nel primo
giorno della petizione abbiamo raccolto 3mila firme. Oggi, dopo poche settimane
ne abbiamo 7'358, quindi siamo molto soddisfatti”, ci spiega il coordinatore
Nicola Morellato, precisando che rispetto al solito c’è stata un riscontro
importante. “Molti cittadini venivano da noi spontaneamente a chiedere di poter
firmare la petizioni in quanto non hanno digerito le modalità impiegate in
questa situazione”.
Dal Glamping ai ricorsi, fino alla chiusura totale
Riavvolgendo
brevemente il nastro, tutto nasce dalla presentazione del progetto di
risanamento della piscina con annesso Glamping del TCS. Un progetto che non ha
però convinto per diversi motivi e che ha ricevuto numerosi ricorsi. Da qui, la
decisione di procedere alla chiusura totale del comparto. “Il Comitato Parco
Piscina Carona chiede dapprima di tenere aperta la piscina, contestando quindi
la decisione dell’Esecutivo di Lugano del 17 ottobre e chiede di ritornare
sulla decisione”. Questa, sostiene Morellato, è stata infatti dettata da una
situazione piuttosto ambigua, “e la colpa è stata data ai ricorsi, quando fondamentalmente
non dovrebbe esserci alcun nesso tra il risanamento della piscina e il ricorso
contro la modifica del piano regolatore”. Il ricorso era stato infatti
presentato perché l’intenzione era di costruire 32 casette (prima erano 50) in
una zona protetta dalla Confederazione, “su cui abbiamo motivo di credere non
si possa costruire. Quindi è legittimo e democratico verificare nelle sedi
opportune se questo progetto avrà un futuro o meno”.
Si punta sul risanamento
Una situazione
che richiede tempo per essere chiarita e che il comitato vorrebbe non andasse a
discapito della possibilità di poter usufruire della piscina in vista della
bella stagione, puntando quindi su un risanamento. “Sono diversi anni ormai che
la piscina non riceve soldi e non subisce interventi straordinari. Lo sanno
tutti da sempre, Lugano compreso, che era necessario mettere soldi per un
risanamento. Siamo a fine ciclo e lo sappiamo, ma crediamo anche che con un piccolo
sforzo la piscina possa restare aperta. A prova di questo c’è anche una recente
perizia che dice che con meno di 500mila franchi è possibile intervenire per garantire
l’apertura ancora per i prossimi anni”. Un periodo che consentirebbe quindi di
usufruire della piscina nell’attesa che vengano evasi i vari ricorsi, “cercando
anche di capire se e quale progetto andare a implementare”. Per questo motivo, in occasione del prossimo Consiglio
comunale di lunedì, il Comitato ha indetto un presidio davanti a Palazzo civico.
“Abbiamo convocato un presidio a cui tutta la popolazione è invitata a
partecipare per chiedere di non togliere un servizio importante per la
cittadinanza, così come dare seguito a quello che prevede l’intero iter:
risanare la piscina, senza una chiusura – non giustificata – a tempo
indeterminato”, ha concluso Morellato.

