Sanità
Offensiva del Cantone contro la peste suina, Bacciarini: "La carne di cinghiale sarà scrupolosamente controllata"
Redazione
14.11.2024 08:17

Foto: © CdT/Archivio
Il Cantone ha lanciato un progetto pilota per prevenire la diffusione della peste suina. Grazie a un punto di ritiro a Rivera, i cacciatori saranno agevolati nell’abbattimento dell’ungulato. La carne verrà valutata e ritirata a 4 franchi al chilo e distribuita, ad esempio, nelle mense scolastiche.
Combattere il rischio di contagio da peste suina, aumentando l’abbattimento
di cinghiali. È questa, con una sintesi brutale, la nuova strategia del Cantone
in vista dell’apertura della stagione venatoria del 16 novembre. A riferirlo,
un comunicato congiunto firmato dai Dipartimenti del territorio, istituzioni,
sanità ed economia. In concreto, il progetto è quindi rivolto alle cacciatrici
e ai cacciatori, ai quali sarà offerto un punto di ritiro a Rivera dove
consegnare i cinghiali abbattuti. Gli animali considerati idonei al consumo,
ovvero ineccepibili dal punto di vista della qualità della carne, saranno
ritirati e remunerati con un compenso di 4 franchi al chilo.
Pedevilla: “Non andiamo a sostituirci all’economia privata”
A spiegarci meglio il tutto è stato Ryan Pedevilla, capo della Sezione del
militare e della protezione della popolazione. “A partire da questo fine
settimana, presso il centro della Protezione civile di Rivera abbiamo creato un
punto collettore. Durante gli orari definiti, nei weekend e nelle
giornate di caccia sarà possibile consegnare gli animali, che verranno pagati 4
franchi al kg”. Pedevilla ha poi precisato che la prova della trichinella sarà
a carico del Cantone, che gestirà poi la carne direttamente per un uso interno.
“Non andiamo quindi a sostituirci a un’economia privata, bensì ad essere un
elemento in più che incentiva la caccia al cinghiale per ridurre drasticamente
la popolazione all’interno del territorio cantonale”.
Dove andrà la carne
Ma dove finirà questa carne? Gli animali ritirati al centro di Rivera
saranno trasportati in un laboratorio di sezionamento e lavorati da un
macellaio. La carne sarà poi utilizzata all’interno della rete di refezione
gestita dal Cantone come, ad esempio, nelle mense scolastiche. Ricordiamo che
la peste suina africana (PSA) è una malattia innocua per gli esseri umani, ma
molto pericolosa per i cinghiali e i maiali da allevamento. Al momento
l’infezione non ha ancora raggiunto la Svizzera, ma la sua diffusione nel Nord
Italia lascia presagire che anche il Cantone Ticino ne potrebbe essere toccato.
“Oggi abbiamo la malattia molto vicina al nostro territorio. Fortunatamente, però, al momento non siamo ancora nelle condizioni di dover imporre restrizioni. Ma se il
numero di esemplari in Ticino dovesse risultare eccessivo e se la malattia dovesse
arrivare anche qui, andare a ricercare gli esemplari infetti ed eliminarli implicherebbe
costi decisamente importanti. Se dovessimo avere, ad esempio, 4mila esemplari
infetti le conseguenze – anche solo pratiche – sarebbero importantissime”.
Bacciarini: "Nessun rischio per la salute pubblica"
Insomma, la carne alla fine finirà nella rete di refezione cantonale, fra
cui le mense scolastiche. Qui la precisazione è d’obbligo: la carne sarà
scrupolosamente controllata prima del suo utilizzo. Di questo ne abbiamo
parlato con il veterinario cantonale Luca Bacciarini, il quale ci ha spiegato che in
questo momento in Svizzera e in Ticino “non abbiamo la malattia. Quindi questi
cinghiali che verranno cacciati nei prossimi mesi e poi inseriti nel progetto pilota sono esemplari sani, che non hanno il virus. Si tratta di animali che verranno
comunque controllati, dunque il consumo di quella carne – sempre se cucinata in
modo consono – non costituisce nessun problema per l’essere umano, dai bambini
agli anziani. E questo va sottolineato". Inoltre, se la malattia dovesse
arrivare nel nostro cantone, "anche gli animali cacciati che vivono al di fuori
delle zone infette saranno testati. Non c’è quindi nessun problema di salute
pubblica, perché la carne in questione non contiene il virus della peste suina
africana”.
Putelli: "L'obiettivo è gestire il problema in maniera ottimale"
Tiziano Putelli, capoufficio della caccia e della pesca del Canton Ticino, a Ticinonews ha spiegato come sia "fondamentale la collaborazione con i cacciatori per attuare il piano di prevenzione deciso dal Cantone". Questo perché "un cinghiale cacciato è una risorsa locale a chilometro zero che rischierebbe di diventare un problema con l'arrivo di questa malattia, poiché l'animale diventerebbe un rifiuto con un costo causato dallo smantellamento della carcassa in apposite strutture ubicate a nord delle Alpi". Insomma, "si tratta anche di ottimizzare la gestione finanziaria in ottica di un possibile sconfinamento della malattia in Ticino, visto che è molto vicina al nostro cantone". L'obiettivo, ha continuato Putelli, "è quello di mantenere una pressione costante sui cinghiali attraverso l'attività venatoria, così da ridurre i capi e gestire in maniera ottimale l'eventuale arrivo della peste suina africana". In ogni caso, ha concluso l'esperto, "le autorità sono pronte a intervenire nel caso in cui si dovessero verificare dei casi alle nostre latitudini".

