
Come Bellinzona, anche la città di Locarno nel 2025 ha raggiunto numeri record; 16’788 gli abitanti registrati lo scorso anno, con una crescita in particolare dei domiciliati confederati: +31. In su anche le nascite, +12, ma con 179 decessi il saldo naturale risulta comunque negativo. E questo, «seguendo la tendenza di molti paesi occidentali», si legge nella nota della Città. «L’aumento della popolazione, come avviene ormai da anni, non dipende dalle nascite (359, contro 400 decessi) bensì dagli arrivi», scriveva invece ieri Bellinzona.
Un poker d’iniziative
Una tendenza, quella evidenziata, che a livello ticinese il Corriere del Ticino a metà estate immortalava così: «Mai così poche nascite da 40 anni». Un problema riconosciuto anche dalla politica cantonale, che la settimana prossima dibatterà del poker d’iniziative del Centro per contrastare la denatalità, sostenuto anche dalla sinistra e Più Donne. Diverse le richieste sul tavolo: dalla promozione di orari di lavoro più flessibili, alla creazione di servizi di cura accessibili, fino a un aumento degli assegni familiari. Tuttavia, la maggioranza formata da Plr, Lega e Udc, ritiene che, citiamo dal rapporto, «in Ticino si sta già facendo molto». Inoltre, «l’approccio puramente economico e finanziario non può risolvere tutte le problematiche alla radice». Per questo sosterrà solo l’iniziativa a costo zero, che in sostanza chiede un cambio culturale sul tema.
D'Andrea: «Vi è un tema di denatalità»
«I dati di oggi non sorprendono, nel senso che la demografia può anche crescere da un punto di vista numerico, ma la sua composizione cambia molto», rileva l’economista Ivano D’Andrea. «C'è un tema di denatalità, che porta lentamente a un degiovanimento della società e, quindi, a una realtà con sempre meno giovani». Questo, inevitabilmente, «si traduce anche in meno forza lavoro e, di conseguenza, le associazioni economiche si preoccupano anche del riferimento del personale lavorativo». In Ticino, inoltre, «la proporzione degli anziani continua ad aumentare e ciò significa che la società va incontro a delle spese sempre più importanti».
La via da seguire
Come detto, il tema approderà nell’aula del Parlamento settimana prossima. «Io sono abbastanza sorpreso dai primi dibattiti in Gran Consiglio, da questa spaccatura, perché sostanzialmente stiamo investendo moltissimo sugli anziani, mentre si dovrebbe investire sulle giovani generazioni.» Invece «ecco che si dice: "no, è troppo caro". Oppure, "sì alle iniziative a costo zero, ma non siamo disposti a mettere neanche dieci milioni per creare gli asili nido"». Il Gran Consiglio «ha questa possibilità di portare avanti delle iniziative politiche, anche coordinate tra di loro, proprio a favore dei giovani e della genitorialità, e io penso che sia proprio questa la via da tracciare per il futuro», conclude D'Andrea.

