“Mascherina anche in fabbriche e uffici”
Christian Garzoni avrebbe auspicato misure ancora più spinte da parte del governo sulla mascherina: “Riduce i contagi e la gravità della malattia”
di fsu
“Mascherina anche in fabbriche e uffici”
Foto CdT/ Chiara Zocchetti

Il direttore della Clinica Moncucco, Christian Camponovo, ha inviato ai dipendenti un rapporto che disegna due scenari per la seconda ondata, pubblicato oggi sul Caffè. Ma non è l’unico a guardare ai numeri con una certa apprensione: “La situazione è sicuramente seria e desta preoccupazione”, ha detto Christian Garzoni, che della Clinica Moncucco è il direttore sanitario, intervistato da Teleticino. I numeri sono saliti e si torna a temere per la capacità degli ospedali di accogliere pazienti, Covid e non. “Circa una persona su venticinque o trena che si ammala verrà ospedalizzata, di queste una su cinque finisce in terapia intensiva”, spiega Garzoni. “Sono calcoli sommari basati sulla prima ondata, ma con dei numeri giornalieri relativamente bassi possiamo assorbirli, chiaro che se i numeri aumenteranno in modo esponenziale arriveremo a dei problemi logistici negli ospedali e questo non lo vuole nessuno”.

“Sarei stato più coraggioso”
Proprio per fare evitare un aumento esponenziale dei contagi, il governo ha introdotto nuovi obblighi: da domani la mascherina dovrà essere indossata in ogni luogo chiuso accessibile al pubblico. Una misura che piace a Garzoni: “Sappiamo che la mascherina è estremamente efficace, insieme all’igiene delle mani, contribuisce a ridurre la trasmissione del virus e a ridurre la gravità dei casi”. Ma non basta. “Sarei stato più coraggioso”, ha aggiunte l’infettivologo, “nel proporre le mascherine in tutti i luoghi chiusi, non solo quelli aperti al pubblico”. Quindi anche in uffici, fabbriche e attività economiche in generale. Un appello al governo, quello di Garzoni, ma anche all’economia: “Sarebbe bello se il mondo economico introducesse in maniera spontanea un obbligo di mascherina”.

Misure omogenee
Oggi, poi, il Consiglio federale si riunisce per decidere eventuali nuove misure a livello svizzero. In questi giorni, infatti, la lotta al coronavirus è caratterizzata dalla corsa in ordine sparso dei vari Cantoni. “Se Berna avesse emanato direttive più chiare e più stringenti, la vita dei Cantoni sarebbe stata molto più semplice”, commenta Garzoni. “Durante la prima ondata, Berna ha chiuso di colpo tutta la Svizzera, con cantoni che non erano colpiti in maniera importante. E questo, secondo me, ha innescato la reazione opposta”. Per questo il medico auspica che la Confederazione torni a guidare la partita: “Ricordo che le direttive possono essere modulate, si può decidere che una misura sia obbligatoria solo oltre un certo numero di contagi per 100mila abitanti”.

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