L'esperto
“La strategia degli USA è rischiosa, ma è prematuro prendere dei provvedimenti”
Redazione
03.04.2025 21:28

Edoardo Beretta, professore titolare di macroeconomia all'USI, condivide la strategia del Consiglio federale di non prendere contromisure nei confronti degli USA sui dazi.
Donald Trump ieri ha annunciato dazi del 31% sulle importazioni dalla Svizzera. Questo perché, stando a un tabellone esposto ieri dal presidente statunitense, la Svizzera applicherebbe il 61% di dazi agli Stati Uniti. Un dato non reale, visto che Berna non applica dazi sui prodotti industriali a stelle e strisce, escluso qualche bene agricolo. Ma come è arrivato a questa cifra? Il Tages-Anzeiger ha provato a fornire una risposta pubblicando una formula matematica. Di questo, ma anche della posizione del Consiglio federale, che per ora "non intende prendere contromisure", abbiamo parlato con Edoardo Beretta, professore titolare di macroeconomia all'USI.
Il Tages-Anzeiger ha pubblicato una complicata formulata
matematica. Ci può aiutare a capire come siamo finiti tra i paesi più
castigati?
"La formula rapporta il disavanzo commerciale che hanno
gli Stati Uniti nei confronti della Svizzera: la Svizzera esporta nei confronti
degli USA più di quanto importi rispetto alle importazioni degli USA stessi. Il
disavanzo americano nei confronti CH rapportato alle sue importazioni. Il
risultato che ne deriva (0,61) viene diviso per la metà. L'amministrazione
federale sostiene di applicare progressivamente, a partire dal 2 di aprile, la
metà dei dazi che questi paesi impongono nei confronti degli Stati Uniti.
Condivido la riflessione del Consiglio federale, per cui sia un calcolo
difficilmente comprensibile. Prima di tutto non si tratta di dazi: nel 2024 la
Svizzera gli ha rimossi sui prodotti industriali nei confronti degli USA. È
semplicemente un mero rapporto matematico fra il disavanzo commerciale
statunitense nei confronti della Svizzera e il suo import, che nulla ci dice
sull'importanza dei rapporti economici tra i due paesi. Perché siamo finiti su
questa lista in maniera così rigorosa? Probabilmente perché la Svizzera è un
buon partner commerciale: fornisce tutta una serie di beni e servizi agli USA,
anche se sappiamo che gli USA tendono a essere dei grandi esportatori di
servizi nei confronti dei paesi europei, tra cui anche la Svizzera”.
Condivide la decisione del Consiglio federale di non
prendere contromisure? Pensa che la strategia di Trump sia vincente per il suo
paese?
“Sono d'accordo e condivido la posizione del Consiglio
federale, che può sembrare attendista. Ma i dati e i potenziali effetti di
questo “round” di dazi su 83 paesi del mondo sono talmente imprevedibili e
incerti non soltanto per i paesi partner toccati, ma per gli stessi Stati
Uniti, che sarebbe prematuro sin d'ora prendere dei provvedimenti che possono
avere un impatto forte ulteriore sull'economia svizzera. Un effetto ancora
tutto da delineare. L’effetto sarà sui consumatori svizzeri, ma anche sui consumatori
americani. Quest’ultimi saranno i primi svantaggiati: potranno avere un minore
accesso a tutta una serie di beni ad alto valore aggiunto, come quelli
svizzeri, che vengono ricercati dai consumatori e dalle aziende americane.
Credo che una guerra commerciale di imposizione di dazi reciproci in questo
momento nuocerebbe ulteriormente e anche allo stesso Trump. È vero che gli USA
sono un paese grande e nella teoria economica si dice che hanno la capacità di
influenzare la ragione di scambio internazionale a loro vantaggio. È però pur
sempre vero che gli USA in questo momento si sono portati contro di sé gran
parte del mondo dal punto di vista commerciale. È una strategia rischiosa anche
per gli USA, che si rivolge solo all'elettorato interno americano”.

