La conferenza sull’Ucraina divide la politica
Alcuni consiglieri nazionali ticinesi hanno espresso la loro opinione sulla questione. Farinelli (Plr): “Un’occasione per parlare di ricostruzione”. Quadri (Lega): “Alla Svizzera porterebbe costi”. Regazzi (Centro): “Ci sono delle criticità, ma Lugano potrebbe essere la piattaforma ideale per lanciare il dibattito”
di Teleticino/T.S.
La conferenza sull’Ucraina divide la politica

La conferenza sull’Ucraina prevista a Lugano tra il 4 e il 5 luglio, a cui forse parteciperà anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, continua a far discutere. Le opinioni si dividono tra favorevoli e contrari e anche la politica non è estranea al dibattito. Nel corso di Ticinonews, cinque consiglieri nazionali ticinesi hanno quindi fornito il loro punto di vista sull’argomento con delle interviste raccolte da Gianni Righinetti.

Obiettivo ricostruzione
“La conferenza a Lugano era già prevista prima di questo tragico momento”, precisa Alex Farinelli (Plr). Sicuramente “è un’occasione per parlare soprattutto di quella che sarà la ricostruzione dell’Ucraina. Tema, questo, che verrà messo al centro. Non dimentichiamo che oggi in Svizzera, ma in moti Stati europei, ci sono decine di migliaia di profughi ucraini, e penso sia nell’interesse di tutti che possano tornare, finita la guerra, nel loro Paese”. Secondo Fabio Regazzi (Centro) l’organizzazione di questo evento “è comunque opportuna e utile, anche se naturalmente non possiamo nascondere quelle che sono le criticità, in termini di logistica e di gestione della sicurezza”. Lugano “potrebbe essere la piattaforma ideale per lanciare il dibattito, per capire come la Svizzera e gli altri Stati potranno contribuire alla ricostruzione dell’Ucraina quando il conflitto sarà concluso”.

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I dubbi
Tra i contrari troviamo il leghista Lorenzo Quadri. “Questa conferenza era stata decisa molti mesi fa, quando la situazione internazionale era completamente diversa. Ora non ha più ragione di esistere in questa forma”, spiega Quadri. Sarebbe “un evento unilaterale, con al tavolo solo l’Ucraina e i suoi sostenitori, quindi una sorta di convegno della Nato in un paese che è al di fuori della Nato”. Qualcosa di “incompatibile con la nostra neutralità, che è già pesantemente strapazzata. Non porterebbe nulla al processo di pace, anzi, potrebbe ottenere l’effetto contrario di aizzare ulteriormente il livello di bellicosità”. Infine, alla Svizzera porterebbe “costi e disagi enormi. Inoltre, la parte ucraina verrebbe qui a battere cassa chiedendo ingenti fondi per la ricostruzione”. Anche il democentrista Piero Marchesi esprime dei dubbi. “Credo che in questa situazione non sia una buona cosa per la Svizzera organizzare un evento di portata mondiale, che potrebbe classificare il nostro Paese ancora di più come schierato e sempre meno come neutrale”. Far sedere al tavolo tutti tranne la Russia “ritengo non sia la strada giusta da intraprendere”.

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Le difficoltà
Infine, per il socialista Bruno Storni “la cosa potrebbe diventare un po’ troppo grande, e il Ticino potrebbe essere troppo piccolo, per questo tipo di conferenza”.

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