L’appello ai giovani: “Chiedete aiuto”
Marina Lang, psicologa della Polizia cantonale, analizza la situazione a livello psicologico a un anno dall’inizio della pandemia. “Il virus ci mette a dura prova, ci chiede resilienza”
Redazione
L’appello ai giovani: “Chiedete aiuto”
Foto Shutterstock

Secondo la narrazione mediatica ieri è stata la giornata più triste dell’anno: il Blue Monday. Anche se una trovata puramente commerciale, è di certo stato il “lunedì più triste” di un anno molto difficile, segnato da una pandemia mondiale. I colleghi di Teleticino ne hanno parlato con Marina Lang, psicologa della Polizia cantonale.

Quanto condivide il fatto di sottolineare questo periodo con una giornata come il Blue Monday?
“La pandemia va a sommarsi in questo periodo con quelli che definivamo i disturbi affettivi stagionali. Ci sono delle persone effettivamente più sensibili al cambio di stagione, più sensibili all’inverno in particolare con tutto ciò che comporta sull’umore. Questo va sommato alla fatica pandemica che tutti stiamo vivendo, è più di un anno che siamo in questa circostanza e andiamo a sommare delle normali fluttuazioni dell’umore con un carico che inizia a farsi sentire”.

L’arrivo delle varianti ci fa scontrare con la realtà. La popolazione fa fatica?
“Siamo nella fase più critica. Ce lo aspettavamo, e approfitto per ricordare il sostegno psicologico tramite l’hotline raggiungibile allo 0800.144.144, così come tutte quelle che sono le offerte di mettere alle persone in parola di disagio. Abbiamo concluso l’anno con questa chimera del vaccino, in realtà la pandemia ci mette molto alla prova e ci chiede una grande resilienza, non dobbiamo però cascare nell’idea che il virus sia sempre un passo avanti a noi. Le varianti dovrebbero essere prese come l’ennesimo stimolo, l’ennesima prova. Fino all’ultimo giorno bisogna stare e laddove sentiamo dei cedimenti dobbiamo aprire il canale della parola, perché lo possiamo usare come grande leva. Dalle recenti ricerche sappiamo che la fascia più colpita risulta essere quella tra i 14 e i 25 anni ed è una fascia non così abituata a chiedere un aiuto dello specialista”.

Ci sono dei segnali e campanelli d’allarme per capire quando aprire il canale di comunicazione?
“Osserviamo più di tutto l’insofferenza e il nervosismo. Ci sono questi momenti davvero di grande nervosismo che poi sfociano nei contesti privati, nelle relazioni più intime, nei contesti famigliari. Quando superiamo quella soglia e quando il nervosismo e l’insofferenza si manifestano in modi aggressivi possiamo aprire questo canale della parola per sfogarci. Per i giovani, i segnali d’allarme possono essere il telefono e il computer, quando questi diventano unica fonte e luogo dove ci si rifugia”.

Loading the player...
  • 1