L'evento
Kosovo, una ferita rimarginata?
Redazione
19.11.2024 17:46

Foto: © Shutterstock
La Fondazione Federica Spitzer, nell’ambito del progetto “Un ponte fra il Ticino e i Balcani”, propone un incontro a partire dalla testimonianza di due giovani donne kosovare di diversa etnia e retroterra religioso che credono nel possibile superamento dei conflitti. L'evento avrà luogo martedì 26 novembre alle 20 nella Sala Congressi a Muralto.
La Svizzera è impegnata da trent’anni nell’accoglienza dei profughi dai Balcani, nella mediazione
diplomatica e nella ricostruzione dei Paesi della ex Jugoslavia, in particolare in Kosovo. Il Ticino ha accolto
un numero importante di immigrati e profughi balcanici che sono parte integrante del nostro cantone.
Nell’ambito del progetto “Un ponte fra il Ticino e i Balcani”, la Fondazione Federica Spitzer organizza un
incontro che dà voce a giovani che credono nella possibilità di superare il conflitto e il nazionalismo etnico, e illustra l’azione della diplomazia della mediazione svizzera nei Balcani, inaugurata da Flavio Cotti
quando era Presidente dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, e continuata fino
ad oggi.
L'evento
L’incontro “Kosovo: una ferita rimarginata? La testimonianza di Milica e Aferdita” si svolgerà martedì 26 novembre 2024 alle ore 20 nella Sala Congressi, via Municipio 2 a Muralto. Oltre alla testimonianza di due giovani donne kosovare di diversa etnia e retroterra religioso che credono nel possibile superamento dei conflitti, verrà proiettato e discusso un docufilm realizzato dal giornalista Luca Steinmann. In programma vi è anche una conferenza di Raimund Kunz, ex ambasciatore e capo dello Stato maggiore della Presidenza svizzera dell'Organizzazione per la sicurezza e il coordinamento in Europa OSCE.
L’invasione russa in Ucraina ci ha risvegliato da un sogno ideale
Il collasso della ex Jugoslavia e i crimini di guerra che furono perpetrati durante gli anni Novanta nei Balcani
hanno provocato un esodo di rifugiati e migranti molto importante anche verso la Svizzera e il Ticino. Il nostro paese ha svolto un ruolo diplomatico importante nella ricostruzione e nel garantire basi democratiche
dopo il conflitto – a cominciare da quando il capo del Dipartimento degli esteri svizzero Flavio Cotti era alla
Presidenza dell’OSCE, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, e fu chiamato a
verificare l’applicabilità degli Accordi di Dayton – e continua a svolgerlo dopo la nascita del Kosovo fino ad
oggi. Con tutta evidenza, "l’epoca di barbarie e di crimini di guerra che sta vivendo oggi il nostro continente
non appare in nessun modo come un incidente imprevedibile". L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia "ci ha risvegliato da un sogno ideale che non coincideva con la realtà dell’Europa". Il conflitto dei Balcani di
soli trent’anni fa "conteneva già gli elementi di una politica di sicurezza continentale profondamente
inadeguata alle minacce e all’instabilità in cui ci ha gettato la fine dell’impero dell’URSS e dei suoi alleati, che il bombardamento unilaterale della NATO nei Balcani del 1999 non ha contribuito ad evitare".
La questione tocca il nostro cantone da vicino
A venticinque anni da quell’intervento armato e a 16 anni dalla dichiarazione d’indipendenza del Kosovo
dalla Serbia, che la Svizzera ha riconosciuto immediatamente, "le ferite del brutale conflitto e dei crimini di
guerra dei Balcani sono rimarginate? E l’intervento diplomatico della Svizzera e delle forze per il
ristabilimento della pace elvetiche ha contribuito a creare le premesse di un superamento dei conflitti? La
questione ci tocca da vicino". Alla fine degli anni Novanta, anche il Ticino si impegnò in modo tangibile
nell’accoglienza di chi fuggiva e nell’accoglienza di popolazioni balcaniche di diversa etnia che oggi sono
presenti molto numerosi e sono parte integrante della comunità del nostro cantone. Nel primo decennio del
Duemila "è stato fatto un grosso sforzo di integrazione con l’impegno di numerose organizzazioni della
società civile e il sostegno del Cantone".

