Infermiere malate, verso una perizia esterna?
È quanto starebbe vagliando l’EOC per dare una risposta al gruppo di infermiere che ha denunciato di essersi ammalato mentre lavorara al San Giovanni di Bellinzona, trattando prodotti chiemioterapici
di ls
Infermiere malate, verso una perizia esterna?

Una nuova verifica e una perizia esterna sarebbero state ordinate dall’Ente ospedaliero cantonale (EOC) per dare una risposta al gruppo di ex infermiere che in una lettera inviata all’ospedale San Giovanni di Bellinzona nella primavera del 2019, denunciavano le loro malattie. Malattie che, stando al gruppo, sono dovute alla preparazione di chemioterapici e l’utilizzo di un prodotto contenente della formaldeide senza le dovute protezione nel reparto di chirurgia negli anni ‘80 e ‘90 e all’inizio del 2000. Secondo quanto rivela oggi il Caffé l’Ente, che ha già risposto loro nel febbraio 2020 precisando che “non ci sono prove scientifiche né nessi di causalità diretti conclusivi tra chemioterapici/formaldeide e le patologie sviluppate dalle collaboratrici”, starebbe rimettendo mano all’intera questione. Il presidente Paolo Sanvido non ha confermato né smentito, ma ha sottolineato che il tema viene trattato con “estrema serietà” e che si cerca di chiarie “eventuali nessi di causalità in maniera obiettiva e senza alcuna prevenzione”.

Le infermiere replicano a Cavalli: “Non stiamo mentendo”
Nel frattempo le infermiere replicano, sempre sulle pagine del domenicale, a Franco Cavalli, primario di oncologia al San Giovanni dal 1978 al 2007, che due settimane fa, sempre sul Caffé, ha affermato come la lavorazione dei chemioterapici non fosse mai avvenuta nel reparto in cui lavoravano le infermiere in questione (il reparto chirurgia), ma nell’ambulatorio di oncologia. “Sicuramente il dottor Cavalli è in buona fede, ma perché mai noi non dovremmo esserlo? Perché mai dovremmo raccontare bugie?”, dichiara al domenicale Maria, l’infermiera che fa da portavoce al gruppo che ha firmato la lettera di denuncia all’ospedale San Giovanni. “Cavalli dice che al suo arrivo ha dato ordine di preparare tutte le chemioterapie negli ambulatori di oncologia. Gli credo, ci mancherebbe! Tuttavia, ribadisco, per anni noi abbiamo manipolato farmaci citostatici, sia liquidi che in polvere, senza protezioni adeguate. Addirittura in un locale privo di cappa di aspirazione per le sostanze nocive. Non sarà un caso se tutte ci siamo ammalate e una di noi è morta un anno”.

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