Ticino
“Il nostro partito può essere l’ago della bilancia”
Immagine Reguzzi
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2 mesi fa
Dopo il cambio del nome, il presidente centrista Fiorenzo Dadò guarda già alle sfide future. “Vogliamo posizionarci in quella che è stata la forza della Svizzera, ovvero la capacità di trovare soluzioni condivise”

Quello di ieri è stato un giorno storico per il Ppd, che dopo oltre cinquant’anni ha cambiato nome e, sulla scia del partito nazionale, ha deciso di ribattezzarsi “Il Centro”. Una scelta fatta, nonostante in Ticino il riferimento al cristianesimo non fosse presente, per segnare l’inizio di un nuovo corso e per invertire quella tendenza che negli ultimi 30 anni ha visto una progressiva erosione dei consensi. L’obiettivo, ora, è quello di non perdere ulteriore terreno alle prossime elezioni cantonali e federali. “Diciamo che quello è l’intento a corto termine”, ha detto ai microfoni di Ticinonews il presidente cantonale Fiorenzo Dadò, a margine del congresso tenutosi a Cadempino. “Ma vogliamo anche posizionare il partito in quella che è stata la forza della Svizzera, cioè la concertazione, il trovare soluzioni condivise. Il nostro partito può ancora dare molto e può essere l’ago della bilancia”. Quella di ieri è stata una giornata “di particolari emozioni per me: il Ppd era nato nel ’71, come me, e io mi sono ritrovato a essere il presidente del cambiamento”.

I rapporti con i liberali radicali
Resta sempre attuale la questione della collaborazione con un altro partito: il Plr. Ma attualmente, Centro e liberali radicali sembrano più distanti che mai. “Quello che è molto facile in altri cantoni tra il mio partito e il Plr, in Ticino è peggio che scalare l’Everest”, ha commentato Dadò. “Lo ritengo un gran peccato, perché i due schieramenti potrebbero davvero portare un valore aggiunto al territorio e riuscire a proporre una politica che aiuterebbe il cantone nel suo sviluppo e a proiettarsi verso il futuro. Io avevo chiesto a Speziali di incontrarci per trovare qualche punto in comune da discutere con le nostre rispettive basi e con i congressi. Lui però non ha voluto, ha preferito andare per la sua strada. Vedremo i risultati”.

Sguardo al futuro
Il cambio del nome, votato a larghissima maggioranza, non risolverà tutti i problemi, ma rappresenta comunque un inizio, e a livello svizzero ha dato sinora grossi risultati, come ha ricordato il presidente nazionale Gerhard Pfister. Ora bisognerà lavorerà anche sui valori fondamentali e su quelli divisivi. Per concludere, ieri la sala ha riservato una standing ovation a Fiorenzo Dadò. Un segno, forse, della rinnovata fiducia verso la presidenza.

Servizio di Teleticino del 25 giugno:

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