
«Dal docente al dipendente amministrativo, dal consigliere di Stato, al poliziotto e al giudice», elenca il direttore di IPCT Daniele Rotanzi. «Dai docenti -prosegue- agli operatori in casa anziani o all'operatore sociale di una qualche associazione». Sono 27'000 le persone affiliate all’Istituto di previdenza del Canton Ticino che potrebbero essere vittime dell’attacco hacker che a fine settembre ha colpito il fornitore di software PK Softech di numerose casse pensioni svizzere. Secondo nostre informazioni, nel server della ditta c’era una cartella IPCT con i dati di alcune centinaia di assicurati.
Il caso alla Confederazione
Tanti i punti di domanda al momento. Quel che è certo è che sono state sottratte informazioni della cassa pensione della Confederazione Publica. A rischio 100'000 persone, tra cui consiglieri federali e agenti e militari. Gli hacker, secondo il Tages-Anzeiger, avrebbero già preteso il pagamento di un riscatto. Nelle mani dei pirati informatici del gruppo Akira potrebbero esserci dati personali quali nome, cognome, numero AVS, indirizzo, numero di telefono, e-mail, dati previdenziali e IBAN.
Nessuna certezza
Condizionale d’obbligo, anche perché al momento, non si ha nessuna informazione sulla portata dei danni in Ticino. «È chiaro che siamo preoccupati, nel senso che i dati personali sono importantissimi», afferma Rotanzi. «Sappiamo benissimo quanto la privacy sia fondamentale nel lavoro che svolgiamo. Lo sa anche la ditta che ci fornisce questo software. Al momento non abbiamo nessuna certezza che ci siano dei dati di nostri assicurati. Ed è proprio questo che ci rende la vita un po' difficile, perché noi vorremmo essere il più trasparenti possibile, comunicare in maniera precisa e puntuale. E al momento ci mancano queste informazioni».
Una lettera agli assicurati
In tal senso, per trasparenza, IPCT invierà una lettera, verosimilmente la settimana prossima, informando gli affiliati dell’accaduto e dei possibili rischi, tra cui l’utilizzo da parte di terzi di informazioni personali. «Abbiamo chiesto alla direzione massima trasparenza nei nostri confronti, quindi di informarci e di tracciare tutti gli scambi con la ditta», dice Il presidente Enrico Quaresmini. «Ci siamo riuniti venerdì scorso per decidere di inviare una lettera a tutti gli assicurati, sia ai 17.000 attivi e attive, sia ai pensionati e alle pensionate che sono 10.000, nella quale si informa dalla possibilità di una fuga di dati personali. Lo faremo con un tono tranquillo, spiegando che le pensioni sono al sicuro, i contributi sono al sicuro e avvisandoli di stare attenti nel caso ricevessero mail strane oppure telefonate strane».
La denuncia
Nel frattempo, il Ministero pubblico della Confederazione ha avviato un'indagine. IPCT ha seguito a ruota, sporgendo denuncia. «Abbiamo presentato denuncia penale al Ministero Pubblico della Confederazione, chiedendo anche di essere riconosciuti quali accusatori privati. Questo al fine di massimizzare il più possibile le informazioni che potremmo ricevere», conclude Rotanzi.

