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L'assemblea
Gehri: «L'economia non è il bancomat dello Stato»
Redazione
un'ora fa
Alla Camera di commercio Andrea Gehri chiede una rotta per il Ticino. E Luca Albertoni sui dipendenti pubblici: «Nessun bagno di sangue»

Il Ticino ha perso la bussola, e l'economia non ci sta a pagare il conto. È il messaggio lanciato oggi a Bellinzona dalla 109esima assemblea della Camera di commercio (Cc-Ti). «Il Ticino ha bisogno di ritrovare la rotta in diversi ambiti», ha detto il presidente Andrea Gehri. Le priorità sono finanze sane, un'economia libera di crescere, giovani formati per le sfide future e, soprattutto, «una visione di Paese» che unisca tutti, «da destra a sinistra».

Di chi è la colpa? Gehri non fa nomi, ma la stoccata è chiara: «La politica sta gestendo l'ordinario, ma non lo straordinario». E nessun mea culpa da parte delle imprese, che «lavorano molto in silenzio» e non chiedono sussidi, ma «condizioni quadro per poter prosperare». Il punto è un altro: «Non si può continuare a prelevare dall'economia» per decisioni che non le competono. Gehri cita la tredicesima AVS e le due iniziative sui premi di cassa malati: «Qui si vanno a spendere soldi senza sapere prima dove prenderli». Toccare le entrate, in nome della simmetria dei sacrifici? Gehri non chiude la porta. Bisogna sedersi al tavolo con politica, parti sociali e società civile: «Noi siamo a disposizione».

A tracciare il quadro è il direttore della Cc-Ti Luca Albertoni: «Diventa sempre più difficile fare impresa», e non solo in Ticino, tra la crisi tedesca e i dazi americani. Da qui il sostegno all'iniziativa «Stop all'aumento dei dipendenti cantonali», di cui la Camera fa parte del comitato promotore. Non servono «tagli pesanti» ai servizi, assicura Albertoni, ma riportare l'amministrazione «in proporzioni normali», perché lo Stato sia «efficace per i cittadini». E i posti di lavoro? Alcuni compiti potrebbero passare al privato, ma «a saldo non credo che ci sarà un bagno di sangue. Non è del resto il nostro scopo».