“Disparità al confine, scriveremo a Berna”
Per altri 15 giorni le misure restrittive in Italia rimarranno tali e quali anche sulla fascia di frontiera. Il Governo ticinese ha deciso di appellarsi nuovamente al Consiglio federale
Redazione
“Disparità al confine, scriveremo a Berna”

Solo pochi giorni fa si parlava di misure di allentamento anche per gli spostamenti ma la notizia del ministro italiano della salute Roberto Speranza e della firma alla proroga di ancora quindici giorni delle stesse norme ha lasciato in molti perplessi. Fino al 15 maggio infatti dalla Svizzera ci si può recare in Italia solo per motivi di salute, studio o lavoro muniti di autocertificazione. Inoltre, vige ancora l’obbligo di presentare un tampone con esito negativo effettuato 48 ore prima dell’ingresso in Italia, l’annuncio all’Azienda Sanitaria Locale (Asl), una quarantena di cinque giorni e un secondo test negativo per il rientro nel Paese. Per i cittadini italiani che si recano in Svizzera, però, queste norme non vigono.

Gobbi: “Disparità che dà il mal di pancia”
Proprio questa discrepanza fa discutere, ma per quanto riguarda le concessioni con la vicina penisola le autorità cantonali possono fare ben poco se non, nuovamente, scrivere al Governo federale per cercare di far tenere alta la guardia a livello decisionale. Sono discrepanze di trattamento anche per il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Non ci sono le stesse regole al contrario e proprio queste discrepanze creano mal di pancia, soprattutto al confine”.

“Diverso approccio alla libertà individuale”
“Nelle scorse settimane avevamo più volte scritto di questa discrepanza in cui l’Italia non garantisce la parità di trattamento garantita però dalla Svizzera nell’ambito della mobilità transfrontaliera”, spiega Gobbi. “Ci sono tante persone che hanno affetti o desiderio di spostarsi anche per altri motivi”, ha aggiunto. Ad ogni modo secondo il presidente del Consiglio di Stato una delle principali questioni chiave è la concezione di Stato nei due Paesi: “Le libertà in Svizzera sono poste in alto mentre in Italia queste vengono prorogatamente limitate”, ha concluso.

Anche il sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino si è detto perplesso e amareggiato. “Questa scelta non ci trova d’accordo perché noi abbiamo chiesto di considerare la peculiarità del tessuto transfrontaliero della zona insubrica, dove come già sappiamo 70mila frontalieri varcano il confine ogni giorno per lavoro”, ha spiegato. “Siamo disarmati, ci aspettavamo in una prima fase solo il tampone. Il governo non ha compreso e ha preferito una misura tutta uguale in tutto il confine italiano”.

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