Niente eccezioni sul confine: “Siamo disarmati”
Il sindaco di Lavena Ponte Tresa esprime la sua delusione per il rifiuto del governo italiano di concedere una fascia di confine senza restrizioni tra Italia e Ticino
Redazione
Niente eccezioni sul confine: “Siamo disarmati”
Foto CdT/Gabriele Putzu

La decisione italiana di mantenere le restrizioni in vigore al confine almeno fino al 15 maggio ha spiazzato le autorità locali della fascia di confine. A raccontarlo è il sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino: “Non ci fa piacere e non ci trova d’accordo. Non ci trova d’accordo perché noi abbiamo chiesto di considerare la peculiarità del tessuto transfrontaliero della zona insubrica, dove come già sappiamo 70mila frontalieri varcano il confine ogni giorno per lavoro. Un confine che è storicamente un confine permeabile, non possiamo essere paragonati ad altre realtà di confine del territorio italiano”, ha dichiarato ai microfoni di Radio3i.

Zona pass free

La proposta a Roma, di istituire una fascia di libertà sul confine, era stata fatta dall’Associazione dei comuni italiani di frontiera, presieduta proprio da Mastromarino: “Ci saremmo aspettati, per la nostra zona, almeno in una prima fase, solo il tampone. Poi successivamente questa sorta di pass free per la fascia di confine di venti chilometri da una parte e dall’altra. Mi spiace dirlo, il governo non ha compreso, ha preferito una misura tutta uguale in tutto il confine italiano. Questo ci penalizza e personalmente ho molta amarezza per questa cosa”.

Altri 15 giorni di incertezza

“Questa cosa ci lascia completamente disarmati”, ha aggiunto il politico italiano”. “Perché sono ancora 15 giorni di attività che partono per metà, alcune che di fatto non partono proprio, in una situazione che non solo non fa bene all’economia locale, ma anche ai rapporti sociali. Quanti sono i nostri concittadini che risiedono in Ticino per motivi affettivi, di lavoro, e che vorrebbero rientrare in Italia perché hanno qui i genitori anziani, i fratelli, e non possono farlo perché non si può venire e poi mettersi in quarantena per cinque giorni? È una cosa che funziona per spostamenti di altro tipo, ma non per chi è abituato a entrare e uscire dallo Stato italiano quasi quotidianamente”.

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