
«Una strategia che guarda all'Amministrazione, aziende lasciate ai margini e porte chiuse al dialogo». L’Associazione Mantello Tech ICT e Digital Ticino (ATED) lancia l'allarme sul programma digitale cantonale. «Digitalizzare l'Amministrazione non significa digitalizzare il Ticino. Le imprese sono quasi invisibili e gli obiettivi non sono misurabili», si deplora in una nota stampa. L'analisi svolta sul documento «Strategia per la trasformazione digitale del Cantone Ticino» e i suoi aggiornamenti «solleva preoccupazioni significative, a partire da una questione fondamentale: la strategia presentata come cantonale riguarda prevalentemente la digitalizzazione dell'Amministrazione pubblica, non lo sviluppo digitale del Ticino inteso come territorio, economia e società», scrive l’Associazione.
«Otto obiettivi, ma dove sono i risultati misurabili?»
La strategia cantonale individua otto obiettivi: condizioni quadro, accessibilità, partecipazione, efficienza, dati, innovazione, competenze e strumenti di lavoro. Obiettivi difficilmente contestabili nei principi, «ma che secondo ATED presentano una debolezza importante: nel documento strategico non sono accompagnati da un sistema sufficientemente definito di indicatori, risultati attesi, scadenze e risorse». «Scrivere “promuovere l'innovazione e lo sviluppo tecnologico” è condivisibile. Ma cosa significa concretamente? Quante imprese ne beneficeranno? Quali risultati ci si aspetta di ottenere?», sottolinea Luca Mauriello, presidente di ATED
«Partecipazione e inclusione, ma come?»
Uno degli aspetti che ATED considera maggiormente problematici riguarda il coinvolgimento degli attori economici e tecnologici. La strategia afferma che la trasformazione digitale non può prescindere dalla partecipazione dei soggetti pubblici e privati attivi sul territorio. Definisce inoltre il proprio approccio come «continuativo, inclusivo e partecipativo». Tra gli esempi vengono citati il Tavolo Ticino digitale, Prospettiva 2040, GenZ Lab e altre iniziative di consultazione. ATED riconosce il valore di questi momenti, «ma osserva che iniziative circoscritte non equivalgono necessariamente a un sistema permanente e strutturato di confronto». La governance descritta nel documento «è infatti prevalentemente amministrativa, senza prevedere un organismo consultivo stabile che coinvolga formalmente le rappresentanze economiche e tecnologiche».
«Porte chiuse»
Nella sua presa di posizione, ATED afferma anche di aver cercato ripetutamente di instaurare un dialogo. Tentativi che, secondo l'Associazione, non hanno trovato la disponibilità al confronto auspicata. «Da tempo cerchiamo di costruire un rapporto di collaborazione con chi si occupa della trasformazione digitale del Cantone». Eppure, «ogni volta che tentiamo di avviare un dialogo strutturato, abbiamo la sensazione di trovare una porta chiusa», dichiara Mauriello. La recente risposta alla richiesta di un incontro per discutere la proposta di un Gruppo consultivo permanente per la trasformazione digitale viene considerata un ulteriore segnale di questa difficoltà. «Troviamo difficile comprendere come si possa dichiarare indispensabile il coinvolgimento degli attori economici e, contemporaneamente, non trovare neppure lo spazio per discutere una proposta proveniente da un'associazione economica che rappresenta proprio il settore interessato».
«Il confronto deve essere reciproco»
In conclusione «la nostra disponibilità al dialogo rimane. Ma il confronto deve essere reciproco. Non possiamo continuare a chiedere incontri senza ottenere la possibilità di discutere le nostre proposte e, contemporaneamente, accettare che nei documenti ufficiali si parli di partecipazione e inclusione come se questi principi trovassero piena applicazione».

