Ticino
"Ci saranno buone possibilità per riallocare il personale"
Redazione
31.08.2023 21:01

Alberto Petruzzella, presidente dell'Associazione bancaria ticinese, si esprime sui 3'000 licenziamenti previsti in Svizzera dopo l'acquisizione di Credit Suisse.
A due mesi e mezzo dall’acquisizione di Credit Suisse, il Ceo
di UBS Sergio Ermotti ha annunciato ufficialmente questa mattina il numero dei
licenziamenti. L'operazione costerà 3'000 posti di lavoro in Svizzera. Per approfondire l’argomento abbiamo interpellato il
presidente dell’associazione bancaria ticinese Alberto Petruzzella.
Era inevitabile che ci fossero dei licenziamenti. Negli scorsi
mesi erano circolate diverse cifre, adesso c'è un numero preciso. Tremila sono troppi?
“Si parlava di 10mila posti di lavoro e siamo arrivati a
numero sostanzialmente più basso. Quello che importa al Ticino è che tre quarti
di questo numero è previsto a Zurigo, dove si trovano tutte le funzioni di “back
office”, “operation” e tutta l’informatica. Come ha detto il consigliere federale Guy Parmelin, ogni licenziamento è di troppo e bisognerà
fare di tutto per limitare questo numero, trovando delle soluzioni per chi non
avrà un posto di lavoro alla nuova UBS”.
Sarà inevitabile che il Ticino venga colpito da questi licenziamenti.
Sergio Ermotti oggi in conferenza stampa ha detto che il mercato, a livello elvetico,
offre tante possibilità. È così anche in Ticino?
“Forse c'è qualche possibilità in meno rispetto alla
Svizzera tedesca. Siamo più piccoli, ma penso che ci siano delle buone
possibilità di riallocare questo personale. In primo luogo, non si tratta di
fare tutto subito: c'è un anno prima della fusione e due anni prima del trasferimento
della clientela. Ci potrà essere una certa fluttuazione naturale e ci sarà anche del
tempo per formare del personale che forse non avrà più un posto all'interno della
banca nella stessa posizione. È quindi possibile trovare un altro posto sempre all'interno
dell’istituto di credito. Se non fosse possibile, il mercato del lavoro nel
settore bancario offre qualche opportunità. C'è inoltre il mercato del lavoro
esterno. Penso che prendendosi il tempo e andando ad analizzare caso per caso, sarà
possibile ridurre al minimo il numero delle persone che dovranno usufruire di
questo piano sociale, che i sindacati hanno tra l’altro definito particolarmente
generoso”.
Voi come associazione bancaria vi mettete a disposizione di
chi un giorno dovesse restare senza lavoro per aiutarlo nella riqualifica?
“Sì, in Ticino abbiamo la fortuna di avere il centro studi di
Villa Negroni, che è un centro di formazione specializzato per le professioni finanziarie.
In questo momento giocherà un ruolo importante per riqualificare il personale, formarlo
ulteriormente e minimizzare i danni di questa fusione”.
Questa fusione ha dato vita ad una nuova banca, che
preoccupa alcuni analisti. C’è chi si è espresso in modo critico. Lei cosa ne
pensa?
“La banca sarà molto grande e sarà molto importante per la
Svizzera. Ma più della grandezza è importante il profilo del rischio. UBS negli
ultimi dieci anni è stata brava a ridurre il rischio e anche Sergio Ermotti è andato nella stessa direzione per ridurre i rischi in Credit Suisse. In futuro sarà
importante non guardare solo la dimensione, ma andare alla sostanza e fare in
modo che i rischi siano equilibrati e gestibili”.
La notizia di oggi per i dipendenti è un terremoto, per i
clienti cambierà qualcosa?
“Per i dipendenti il terremoto è stato il quasi fallimento di
Credit Suisse. Il fatto che ora ci siano dei numeri chiari dà un certo
sollievo. Quando saranno comunicate le strutture definitive e le persone sapranno
cosa hanno davanti, saranno più tranquille. Per i clienti non ci sono grandi
problemi, la nuova banca è in grado di gestirli e ogni cliente deciderà se si
trova bene o se ha voglia di cambiare. Mi sembra di poter dire che in Svizzera
la concorrenza è sufficiente per garantire a tutta la clientela delle buone
opzioni”.
Ermotti in conferenza stampa ha spiegato che l'integrazione
è la soluzione migliore, l'altra sarebbe stata l'esternalizzazione. Perché
quest'ultima non era una soluzione fattibile?
“Si è parlato tanto di rendere indipendente Credit Suisse. A
me e a tanti altri è sembrata una soluzione difficile da applicare. Credit
Suisse Svizzera aveva un senso all'interno di un gruppo più grande e non si può
solo esternalizzare la funzione clienti. Ci sono poi tutte le attività
internazionali che sono necessarie per poter portare avanti una banca di questo
tipo. Tutto sommato penso che sia stata la migliore delle soluzioni, forse
l'unica realmente realizzabile”.
Questo significa che il marchio Credit Suisse sparirà. Quale
sarà l'impatto anche a livello di immagine?
“Il marchio sparirà. È un peccato perché ha una storia lunga
che è terminata male. Purtroppo, il consiglio di amministrazione e la direzione
generale della banca non sono stati all'altezza di chi l'ha fondata e dei
manager che per tanti anni l’hanno portata a raccogliere tante soddisfazioni. È
una bella storia che è davvero finita male”.

