Per la task force picco a fine mese
Entro la fine di gennaio fra un terzo e metà della popolazione potrebbe infettarsi, anche se questo non si vedrà per forza nei dati ufficiali. L’ultima settimana del mese 300 persone potrebbero finire in terapia intensiva
di daco
Per la task force picco a fine mese

Il picco della pressione sugli ospedali, così come quello delle infezioni, sarà raggiunto verso fine mese, ma nel corso del mese di febbraio la situazione dovrebbe rapidamente migliorare. È la previsione tracciata durante la conferenza settimanale degli esperti dell’Ufsp e della task force federale.

Fino a metà della popolazione
“Già nella prima settimana di gennaio fra il 3,5 e il 5% della popolazione svizzera si è infettata con Omicron. È possibile che l’ondata cresca ulteriormente fino a raggiungere un terzo o metà della popolazione”, ha spiegato la presidente della task force Tanja Stadler. La conseguenza? Una nuova accresciuta pressione sugli ospedali, sebbene secondo Virginie Masserey dell’Ufsp il numero di morti per Covid sia al momento “stabile, se non in calo”. Nel concreto, spiega Stadler, “Una persona infetta su 10’000 potrebbe finire in cure intense. Il modello da noi elaborato prevede 300 ricoveri in terapia intensiva e diverse migliaia di ospedalizzazioni nella settimana al picco dell’ondata”. Il numero reale delle infezioni all’interno della popolazione sarà però, sottolinea Stadler, ben diverso rispetto ai casi confermati, che saranno ben più bassi. Già oggi, infatti, “il numero di contagi reale è probabilmente molto più alto rispetto a quello annunciato”, ha precisato Masserey. “L’incidenza è particolarmente elevata nel Sud e nell’Ovest del Paese”.

Rapido calo in febbraio
Dopo il picco dell’ondata, che dovrebbe giungere entro fine mese, il numero di infezioni è destinato, secondo i modelli sviluppati dalla task force, a calare in febbraio a causa dell’alto numero di persone (65%-80%) ormai immunizzate attraverso il contagio con Omicron o con il vaccino, in particolare, come spiega Masserey, “con la terza dose, per la quale abbiamo buoni indizi che fornisca una certa protezione anche contro le infezioni”. Rimarrà comunque una parte della popolazione non immunizzata e nella quale i contagi potrebbero tornare a crescere. Per Stadler, tuttavia, finita questa ondata la pandemia potrebbe iniziare a trasformarsi in una fase che conduce alla situazione endemica di circolazione del virus, “varianti permettendo”. “Il prossimo autunno-inverno resta però un’incognita”.

I contact tracing arrivano troppo tardi
Durante la conferenza stampa si è tornati a parlare delle difficoltà dei contact tracing cantonali e della riduzione eventuale della durata delle quarantene e della loro limitazione ai nuclei famigliari. “Una riduzione ulteriore della quarantena e dell’isolamento è da considerare sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili”, ha commentato Stadler, mentre il medico cantonale grigionese Maria Jamnicki ha spiegato che l’attività dei servizi di tracciamento dei contatti è resa in parte inutile dai ritardi accumulati dai laboratori. “I contact tracing a volte riescono a prendere contatto con una persona positiva più di tre giorni dopo avere svolto il tampone. Tuttavia, poiché Omicron ha un tempo di incubazione di Omicron più breve (1-3 giorni), gli ordini di quarantena e isolamento giungono troppo tardi e non riusciamo a impedire nuovi contagi”. I contact tracing si trovano quindi costretti a scegliere a quali casi e a quali contatti dare la priorità.

Pcr di conferma restano
Durante la conferenza, Virginie Masserey ha tenuto a precisare che i tamponi Pcr di conferma che seguono un tampone rapido positivo restano una misura ancora in vigore, “sebbene al momento tutto il sistema di test sia in discussione”. In effetti, “stiamo riscontrando qualche problema con i test rapidi: se un tampone rapido positivo fornisce un risultato affidabile, non sempre il tampone antigenico riesce a scovare una positività, specialmente nei primi giorni dell’infezione”.

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