
Discesisti a caccia di centesimi, bob lanciati nel budello di ghiaccio, hockey su ghiaccio: la Svizzera sogna di ospitare i Giochi olimpici invernali del 2038. Il progetto prevede gare in diverse località e costa 2,2 miliardi di franchi, in gran parte finanziati da privati. La Confederazione metterebbe 200 milioni, senza garanzia sui deficit.
Le prospettive sono buone. Il Comitato olimpico internazionale (CIO) ha avviato con la Svizzera un «dialogo privilegiato»: fino alla fine del 2027 può preparare il progetto senza concorrenti. Se il dossier soddisfa i requisiti, i Giochi le vengono assegnati.
Ora però il progetto rischia di incontrare un ostacolo. Settimana prossima il Consiglio nazionale discuterà infatti il contributo federale e potrebbe prevedere un referendum facoltativo. Con 50.000 firme, l'ultima parola passerebbe al popolo. A chiederlo è il consigliere nazionale grigionese dell'UDC Roman Hug, sostenuto dalla verde Laura Gantenbein: «Riguarda tutta la Svizzera, quindi tutti devono poter votare».
Il Consiglio federale e Swiss Olympic sono contrari. Il dossier va consegnato al CIO entro febbraio 2027, in vista dell'assegnazione prevista tra fine aprile e inizio maggio. Con un referendum questi tempi non si potrebbero rispettare. In quel caso la Svizzera dovrebbe partecipare alla procedura ordinaria insieme agli altri Paesi candidati, con nuovi costi.
Centro e PLR si oppongono al referendum, quindi sarà decisivo il PS, che al riguardo è diviso. Il grigionese Jon Pult ricorda che il popolo ha già detto no ai Giochi in Grigioni, a Berna e in Vallese. La bernese Andrea Zryd vede invece nell'evento una grande occasione per i giovani atleti. L'esito del voto è tutt'altro che scontato.

