Immobiliare
La penuria di alloggi preoccupa Parmelin, "Rischio tensioni sociopolitiche"
©Chiara Zocchetti
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11 giorni fa
Per il direttore del Dipartimento federale dell'economia il primo indiziato è l'immigrazione. Il consigliere federale vodese vuole agire per migliorare le condizioni quadro per creare nuovi alloggi.

La carenza di alloggi inquieta il ministro dell'economia Guy Parmelin, che sta studiando misure, a partire da un miglioramento delle condizioni quadro, per combattere il fenomeno. Stando alle stime del consigliere federale, ogni anno ne servirebbero 50'000 nuovi.

Del tema si è occupata oggi la "Sonntagszeitung". Il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) ha poi confermato a Keystone-ATS quanto riportato nell'articolo del domenicale svizzerotedesco.

"Rischio tensioni"

Un'offerta immobiliare insufficiente preoccupa Parmelin anche dal punto di vista economico, dato che potrebbe limitare lo sviluppo. "Sono possibili pure tensioni socio-politiche se gli affitti salgono e le persone con redditi modesti non riescono più a trovare un appartamento dove vivere", dice il ministro vodese, citato dal giornale.

Migliorare le condizioni quadro

Per il consigliere federale bisogna innanzitutto trovare il modo di migliorare le condizioni quadro, dato che nell'ultimo ventennio il tempo di elaborazione delle domande di costruzione è passato da 90 a 150 giorni. Possibili provvedimenti sono allo studio con l'Ufficio federale delle abitazioni (UFAB). Si va verso misure per aumentare l'offerta di alloggi e garantire la creazione di un numero sufficiente di abitazioni a prezzi accessibili, riassume quindi Parmelin. Il consigliere federale sottolinea poi come non vadano dimenticate le esigenze della società, in particolare quelle degli anziani.

Conseguenza dell'immigrazione

Secondo Parmelin, l'aumento della domanda è da far risalire principalmente all'immigrazione e al fatto che sempre meno persone vivono in una casa condivisa con qualcun altro. Servono quindi 50'000 nuovi alloggi ogni anno. Nel 2021 ne sono stati creati 46'000, ma la tendenza è al ribasso e ci si attende che i numeri del 2022 siano inferiori. Il titolare del DEFR calcola che l'anno scorso l'immigrazione netta in Svizzera sia stata intorno alle 80'000 unità. Un dato che non include le persone con uno status rifugiato, come le circa 70'000 che hanno cercato rifugio nella Confederazione scappando dal conflitto ucraino.

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