Economia
Credit Suisse, quanto è grave la situazione?
Redazione
15.03.2023 20:35

Foto: ©Gabriele Putzu
Le quotazioni della seconda banca svizzera sono crollate oggi ai minimi storici, arrivando a perdere oltre il 30%. Alcuni analisti parlano già di una nuova Lehman Brothers. Alberto Petruzella, presidente ABT, più ottimista: "La banca di per sé è solida, ma non può fare continui passi verso il baratro".
Quella
che entrerà nella storia come una delle giornate più buie nella storia di
Credit Suisse comincia con una frase. “Non compreremo nuove azioni di Credit
Suisse perché, altrimenti, andremmo oltre il 10%: è un problema di
regolamentazione”. È quanto dichiarato a Reuters dal presidente della Saudi
National Bank Ammar Al Khudairy, da fine 2022 principale azionista
dell'istituto di credito svizzero, con il 9.9% delle azioni.
Gli effetti
Le
parole di Al Khudairy hanno avuto un effetto immediato in borsa: pochi minuti
prima delle 11.00 il titolo CS è sceso per la prima volta nella storia sotto i
2 franchi e da allora il calo si è ampliato ulteriormente. Gli operatori
finanziari hanno visto sui loro schermi la curva puntare sempre più in basso,
anche perché, contrariamente ad altri mercati, quello elvetico non prevede
sospensioni per eccesso di ribasso: il -10% è quindi diventato -15%, poi -20% e
alle 14.30 si è giunti al -30%, con l'azione scambiata a 1,55 franchi. Solo a
quel punto il titolo si è un po' risollevato: alle 16.30 la flessione era del
17% a 1,85 franchi.
I vertici dell’istituto
I
vertici dell'istituto hanno tentato di ridimensionare. "La banca è molto
forte", si è affrettato a sostenere il CEO Ulrich Koerner.
"Soddisfiamo e superiamo praticamente tutti i requisiti normativi". A
domanda diretta della CNBC questa mattina il presidente Axel Lehmann ha tuttavia
rifiutato di commentare se la banca avrà bisogno di qualsiasi tipo di
assistenza governativa in futuro.
Too big to fail?
La
mente corre subito al caso Ubs del 2008. Essere "too big to fail” (troppo
grande per fallire) a quanto pare non mette al riparo dall'andarci quantomeno vicino
al fallimento: sull’arco di un anno Credit Suisse ha perso il 75% del suo
valore ed è nel pieno di un complesso piano di rimodellamento dalla cui scure sono
passati i bonus di tutta la direzione dopo la pubblicazione del bilancio
annuale del 2022, che segna una perdita di oltre 7 miliardi.
Tremano le borse europee
Se
dalla FINMA, l'autorità elvetica di vigilanza dei mercati finanziari, in
giornata non è stato proferito verbo, lo scossone Credit Suisse ha fatto
tremare le principali borse europee e americane, ancora febbricitanti dopo il
fallimento della Silicon Valley Bank. I listini del Vecchio Continente hanno mandato
in fumo 355 miliardi di euro in termini di capitalizzazione. Tra i singoli
listini Francoforte ha perso il 3,27% (Dax a 14'735 punti), Londra il 3,83%
(Ftse 100 7344 punti) e Parigi il 3,58% (Cac 40 a 6885 punti). Anche gli altri
valori bancari hanno assunto posizioni di caduta libera. In Svizzera UBS ha
visto volatilizzarsi il 7%, mentre negli Usa colossi quali Citigroup e Wells
Fargo perdevano il 5%.
Per Kiyosaki la prossima banca a fallire potrebbe essere Credit Suisse
Un quadro
turbolento, sul quale i soliti oracoli della finanza non hanno lesinato carichi
da 90. L'imprenditore americano Robert Kiyosaki, che in tempi non sospetti
aveva già previsto il fallimento di Lehman Brothers, in un’intervista ha dichiarato
che la prossima banca a seguire la stessa scia sarà Credit Suisse.
L’analisi di Alberto Petruzzella
Per Alberto
Petruzzella, presidente dell’Associazione Bancaria Ticinese (ABT), il rischio
che Credit Suisse possa fallire non è così concreto. Intervenuto nel Tg di Ticinonews per analizzare la situazione, ha dapprima contestualizzato la situazione attuale: “Sappiamo
che è un anno difficilissimo per le borse. Sono estremamente nervose perché non
si capisce dove andrà l'inflazione, cosa succederà con la guerra e con lo
scenario Cina – USA. Pochi giorni fa poi c’è stato il caso della Silicon Valley
Bank, che è stata salvata dalla FED. Questo ha messo il focus sugli istituti
finanziari sulle banche. Non so se è il Credit Suisse ad aver fatto crollare
tutte le banche. Forse è più giusto dire: tutti i titoli bancari sono scesi tra
l’8% e il 10%. Credit Suisse, che attualmente è molto in difficoltà, è quella che
ha pagato il prezzo più alto, con un crollo del titolo che è veramente
impressionante”.
Quanto è grave la situazione?
Per capire la gravità della situazione, secondo Petruzzella bisogna
distinguere due cose: “Una cosa è la quotazione del titolo, che scende in una
situazione difficile: nessuno più compra e tutti vendono per la paura di non
sapere cosa succede. Un’altra è la solidità della banca. L’istituto ha ancora
un capitale proprio importante e ha la liquidità necessaria per far fronte alle
difficoltà. Evidentemente si deve stabilizzare. Non può fare continui passi
verso il baratro. C'è inoltre una rete di sicurezza. Credit
Suisse, come altre quattro banche in Svizzera, è troppo grande per fallire. Se dovesse essere necessario la FED, ma soprattutto la Banca nazionale
svizzera, interverrebbero”. E secondo il presidente di ABT la Svizzera non può
permettersi che Credit Suisse fallisca. "La banca di per sé è solida, ma
se tutti i giorni qualcuno si presenta allo sportello per prelevare, nessuna
banca può resistere a lungo termine".

