“Covid, la tendenza è positiva”
Per Anne Lévy, direttrice dell’UFSP, la Svizzera non è messa peggio del resto d’Europa. Critiche però da Le Matin Dimanche, che dopo aver consultato i verbali della task force afferma: “Pandemia gestita male in estate”
di Keystone-ATS/MJ
“Covid, la tendenza è positiva”

Ancora una volta è la pandemia a farla da padrona sulle pagine dei domenicali. Sulle colonne del SonntagsBlick, la direttrice dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), Anne Lévy, guarda con ottimismo alla tendenza attuale, dicendosi “convinta che stiamo andando nella buona direzione”. Posizione che però non raccoglie consensi unanimi: dopo aver consultato i verbali della task force del governo, Le Matin Dimanche sostiene dal canto suo che l’arrivo della seconda ondata è stato gestito male in estate. Da notare inoltre la posizione dell’inviato speciale dell’OMS che ieri ammoniva la Svizzera sul rischio di una terza ondata, viste le misure insufficienti.

“Non siamo messi peggio dell’Europa”
Interpellata sull’elevato numero di decessi in proporzione alla popolazione, Lévy, in carica da inizio ottobre, ritiene che la Confederazione non sia messa molto peggio del resto d’Europa. “Siamo molto preoccupati per l’eccesso di mortalità. Tuttavia, sono fiduciosa che al momento ci stiamo muovendo nella giusta direzione. È inoltre fondamentale che la popolazione sostenga le misure.” A sostenere le sue posizioni anche il valore R pubblicato dal politecnico di Zurigo, che si situa ora allo 0,78: vuol dire quindi che in media ogni persona positiva trasmette il contagio a 0,78 persone. Il suo picco assoluto del valore era stato alla fine di settembre, quando si era situato a 1,78.

Lockdown: “Decidiamo giorno per giorno”
In merito a un lockdown a livello nazionale, Lévy afferma di non escludere assolutamente nulla. “Dobbiamo decidere di giorno in giorno. Il primo obiettivo ora è ridurre il numero di ricoveri e di morti. Se non ci riusciremo, dovremo inasprire le misure”.

Lévy lancia ancora una volta un appello alla popolazione affinché si faccia testare all’insorgere dei primi sintomi. “Temo che questa situazione eccezionale durerà ancora a lungo”, afferma, preferendo non fare previsioni precise. “Una cosa è certa: il periodo dell’Avvento sarà duro per tutti. Non dobbiamo perdere la pazienza adesso.” Sull’arrivo di un vaccino, e sui timori di eventuali effetti collaterali, Lévy assicura che quello approvato in Svizzera “sarà sicuro ed efficace”.

Interpellata sulla preparazione alla seconda ondata, Lévy sostiene che “nessuno si aspettava che i numeri sarebbero aumentati così rapidamente”. Dal suo punto di vista le autorità erano però meglio preparate rispetto alla prima ondata. “Nel corso dell’estate i Cantoni hanno ampliato le capacità di contact tracing e di test, rileva, aggiungendo che “purtroppo la pandemia non si comporta mai esattamente come previsto”.

“Cattiva gestione estiva”
Diversa l’analisi che figura sulle pagine di Le Matin Dimanche, che ha avuto accesso ai verbali delle sedute della task force del Consiglio federale. È durante l’estate che la Svizzera ha gestito male l’arrivo della seconda ondata pandemica, sostiene il domenicale. Il sistema previsto in primavera per evitare uno scenario di questo tipo non ha mai funzionato correttamente, scrive il giornale.

La Confederazione ha reagito con esitazione, ostacolata dalla mancanza di sostegno politico per ulteriori restrizioni e dalla mancanza di dati affidabili sulla dinamica dell’epidemia. Incoraggiato dal basso numero di nuovi casi di Covid-19 registrati all’inizio di giugno, il Consiglio federale ha autorizzato il 22 dello stesso mese riunioni all’aperto di oltre 30 persone e manifestazioni fino a 1000, ricorda Le Matin Dimanche.

Da quel momento in poi, il virus ha cominciato a riguadagnare terreno. Secondo diversi esperti interpellati dal giornale, l’errore elvetico è stato quello di permettere che il numero di casi si gonfiasse durante l’estate senza preoccuparsi troppo. Eppure, già dal mese di giugno il tasso di riproduzione del virus è rimasto superiore a 1, il che significa che l’epidemia era ancora in atto.

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