
Una candidatura di Marco Chiesa al Consiglio federale, come successore di Guy Parmelin? «Personalmente, auspicherei che lui si facesse avanti. Possiamo dire che stiamo attivamente ragionando se la cosa abbia senso o meno». Così il consigliere nazionale democentrista Paolo Pamini, nel corso della trasmissione Radar in onda su TeleTicino, ha commentato l’ipotesi di una corsa del ticinese per un seggio in Governo. Chiaramente, «una mossa del genere va fatta se vi è, non dico l'assicurazione di finire sul ticket perché sarebbe pretestuoso, ma, diciamo, una certa apertura all'interno del partito. Ed è quanto stiamo cercando di verificare».
Due ticinesi in Governo?
Uno degli aspetti principali da chiarire è se la contemporanea presenza di due consiglieri federali ticinesi nell’Esecutivo sia possibile o meno. «È un altro elemento su cui stiamo riflettendo. Sappiamo tutti però che Ignazio Cassis sta terminando la sua permanenza in Consiglio federale, sarà il decano del Governo». La domanda da porsi «è quando smetterà la sua attività. Quindi, se davvero Chiesa venisse eletto, ci sarebbero verosimilmente alcuni mesi, al massimo un anno, di sovrapposizione».
Il profilo
Secondo Pamini, Chiesa «avrebbe tutto il “cursus honorum” adeguato per chiedere di finire sul ticket. Conosce le lingue, è stato anche membro di un esecutivo, ha esperienza sia al Nazionale che agli Stati, ed è stato presidente nazionale del partito». In Romandia, tra l'altro «l'UDC è cresciuto fortemente grazie al suo impegno». In definitiva «non si tratta semplicemente di un candidato ticinese, bensì di un candidato a tutto tondo, benvoluto dagli svizzero-tedeschi, ma che ha fatto molto anche per la Romandia», ha concluso il deputato democentrista.

