Cerca e trova immobili
Matteo Buzzi
Un no davvero pacifista alla «neutralità armata»
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Red. Online
16 giorni fa
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.

Mentre la Svizzera viene tappezzata da una subdola cartellonistica con colomba e slogan «No alla guerra» e pure un comitato di sinistra pseudo-pacifista inneggia alla neutralità armata, anche nel movimento pacifista qualcuno può comprensibilmente sentirsi disorientato.

Per decenni, il pacifismo svizzero ha perseguito un'idea chiara: una Svizzera senza esercito, capace di costruire la propria sicurezza sulla cooperazione, sul diritto internazionale, sulla solidarietà tra i popoli e la difesa civile nonviolenta, anziché sulla deterrenza armata. Chi votò per le iniziative «Per una Svizzera senza esercito» nel 1989 e nel 2001 lo fece proprio per questo: la vera neutralità non si difende con fucili, missili, cannoni e aerei da combattimento, ma attraverso il disarmo, la diplomazia e strumenti nonviolenti.

L'iniziativa dell'UDC va nella direzione opposta: essa introduce esplicitamente nella costituzione al capoverso 1 il concetto di neutralità armata. Nulla invece riguardo alla riduzione dell'esercito, oppure agli  investimenti nella diplomazia o nella difesa nonviolenta. L'apparato militare nazionale sarebbe quindi rafforzato a livello costituzionale e non tarderebbe ad esserlo ulteriormente anche nella realtà.  Del resto, è proprio l'UDC il principale sostenitore del riarmo in corso, che assorbe enormi risorse finanziarie e contribuisce a imporre tagli miopi e dolorosi in quasi tutti gli altri settori della Confederazione. Ed è sempre l‘UDC che vuole allentare il divieto di esportazione di armi per poter lucrare sulla preparazione delle guerre. Quella dell'UDC è dunque una neutralità armata, per certi versi guerrafondaia, che si prepara ostinatamente alla guerra, senza mettere in discussione un solo franco di spesa militare.

Pacifismo e nonviolenza non significano passività o indifferenza, significano opporsi, con mezzi nonviolenti, alle ingiustizie, ai crimini, alle violenze e ai soprusi dei potenti — siano essi istituzioni, aziende, governi o stati aggressori. Non prendere posizione di fronte a un'aggressione, nascondendosi dietro una neutralità assoluta è complicità silenziosa. Questa complicità l’abbiamo osservata con tristezza e molto imbarazzo, mentre si consumava e si consuma tutt’ora il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania.

La vera scelta pacifista chiede l'esatto contrario dell'isolazionismo dell'UDC: meno esercito, più diplomazia, più cooperazione internazionale, più solidarietà e il coraggio di schierarsi dalla parte delle vittime e contro gli oppressori, attraverso strumenti nonviolenti, tra cui anche le sanzioni e il boicotto. Abbiamo bisogno di un'altra idea di difesa nazionale: una difesa civile non armata e nonviolenta. In Italia se ne discute da tempo, dalle intuizioni di Aldo Capitini e Alexander Langer ai «Corpi Civili di Pace», fino alle proposte per una Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta, orientata a prevenire i conflitti e proteggere le popolazioni senza ricorrere alle armi.

Votiamo quindi un chiaro NO all'iniziativa per la neutralità.

Matteo Buzzi,  deputato Verdi in Gran Consiglio, Locarno.

I tag di questo articolo