Lorenzo Onderka
Ticino: tra povertà e finanze pubbliche. Verso le favelas della Svizzera?
Redazione
23.10.2026 16:43

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Immaginiamo una famiglia nella quale entrambi i
genitori lavorano, ma faticano a pagare l'affitto, la cassa malati e le spese
quotidiane. Oppure una madre o un padre che cresce i figli con un solo reddito.
Pensiamo a un pensionato che, dopo una vita di lavoro, dispone di una rendita
insufficiente, o a un disoccupato che, esaurite le indennità, non riesce a
trovare un impiego.
Non sono situazioni lontane dalla realtà
ticinese. La povertà riguarda anche chi lavora. I salari sono inferiori alla
media svizzera, mentre le spese essenziali pesano sui bilanci familiari. Gli
aiuti pubblici attenuano queste difficoltà. Ma cosa accadrebbe se questa rete
di protezione si indebolisse?
Il Preventivo 2027 prevede un disavanzo di 98,5
milioni di franchi. Le prospettive sono ancora più preoccupanti: senza misure
correttive, il Piano finanziario stima un deficit di circa 460 milioni nel
2030. Il Governo ha rinviato l'elaborazione del piano pluriennale di
risanamento alla prossima legislatura. Possiamo permetterci di rimandare ancora
le scelte strutturali?
Risanare i conti è necessario. Ma quali
sarebbero le conseguenze di una drastica riduzione dei sostegni sociali?
Aumenterebbero i debiti, le procedure esecutive, gli sfratti? Vedremmo famiglie
costrette a chiedere ospitalità a parenti o amici, persone incapaci di
conservare un'abitazione dignitosa?
Per chi discute di finanze pubbliche, sono
cifre da riportare in equilibrio. Per chi rischia di perdere la casa, sono in
gioco la propria vita, la famiglia e la dignità.
Da qui nasce la mia provocazione: stiamo
rischiando di trasformare il Ticino nelle favelas della Svizzera? Non penso
necessariamente a baracche sulle rive dei nostri laghi. Penso a una società
nella quale una parte crescente della popolazione rischia di essere esclusa da
condizioni di vita dignitose, pur vivendo in uno dei Paesi più ricchi del
mondo.
Come siamo arrivati fin qui? Negli ultimi
vent'anni il mercato del lavoro ticinese è cambiato profondamente. La libera
circolazione ha consentito alle imprese di attingere a un vasto bacino di
manodopera oltreconfine, dove salari e costo della vita sono differenti.
Un'opportunità economica per molte aziende. Ma quanto di questo vantaggio si è
tradotto in salari adeguati e prospettive professionali per chi vive in Ticino?
Intanto il Cantone invecchia: circa un quarto
dei residenti ha almeno 65 anni, con crescenti esigenze di cure e assistenza.
Senza opportunità attrattive per i giovani, rischiamo di aggravare lo
squilibrio.
Finanze pubbliche e mercato del lavoro non sono
questioni separate. I partiti di governo devono proporre misure
finanziariamente sostenibili; il Governo deve risanare i conti considerando le
conseguenze sociali. Anche il mondo economico, comprese AITI e Cc-Ti, dovrebbe
accompagnare le richieste di contenimento della spesa con impegni concreti per
salari dignitosi, occupazione stabile e opportunità per i residenti.
Le imprese hanno bisogno di competitività; le
famiglie di redditi sufficienti per vivere senza dipendere continuamente dagli
aiuti pubblici. Anche questo contribuirebbe ad alleggerire la pressione sulle
finanze cantonali.
Non possiamo pretendere che Governo ed economia
risolvano da soli ogni problema. Possiamo però chiedere che finalmente inizino
ad affrontarli insieme, superando la separazione tra interessi economici e
conseguenze sociali.
Il vero rischio non è soltanto lasciare un
Cantone indebitato, ma un Ticino nel quale lavorare non basti più per vivere
dignitosamente e chi ha bisogno di aiuto non trovi risposte adeguate.
Se Governo ed economia non affrontano insieme
questi problemi, quale Ticino lasceremo ai nostri figli?
Lorenzo Onderka
Sostenitore di
Avanti con Ticino&Lavoro

