GISO Ticino
Risposta alla Dichiarazione di Ascona dell’UDC: i vostri finti risparmi, il nostro conto
Redazione
05.11.2026 20:57

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Alla Dichiarazione di Ascona rispondiamo con
l’iniziativa parlamentare di Yannick Demaria, elaborata con il contributo
dell’Associazione per la difesa del servizio pubblico (ASP), per rendere
visibili i costi che i tagli trasferiscono alla popolazione.
L’UDC
promette di difendere il potere d’acquisto escludendo aumenti di imposte e
tasse e risanando i conti esclusivamente attraverso il contenimento della
spesa. Ma la Dichiarazione di Ascona trascura ciò che accade dopo un taglio:
quando il Cantone smette di finanziare una prestazione, il bisogno rimane e il
costo rischia di ricadere, ancora una volta, sulle famiglie.
Una
prestazione privata da pagare, un aiuto al quale rinunciare, ore di assistenza
da assumersi riducendo l’impiego: sono conseguenze che pesano sui bilanci
domestici anche senza un aumento delle imposte. Ignorarle mentre premi di cassa
malati, affitti e spese quotidiane comprimono i redditi significa proporre un
risanamento miope, misurato soltanto sui conti cantonali.
«Un
risparmio per il Cantone può essere semplicemente una spesa trasferita alla
popolazione. Le famiglie pagano attraverso nuove fatture, minori prestazioni o
lavoro gratuito, spesso svolto dalle donne a scapito del reddito e
dell’indipendenza economica. Chi promette di proteggerne il potere d’acquisto
deve rendere conto anche di questo prezzo, invece di fermarsi alla cifra
cancellata dal bilancio», dichiara Yannick Demaria, deputato GISO in Gran
Consiglio.
Per portare
queste conseguenze dentro le decisioni parlamentari, l’iniziativa generica
elaborata con il contributo dell’Associazione per la difesa del servizio
pubblico (ASP) chiede di integrare l’articolo 57 della legge sul Gran
Consiglio, introducendo nei messaggi governativi una valutazione d’impatto
sulle prestazioni pubbliche.
Prima di
sopprimere, ridurre sostanzialmente, esternalizzare o privatizzare un servizio,
il Governo dovrebbe approfondire gli effetti su accessibilità, qualità,
continuità, personale e competenze pubbliche. Dovrebbe inoltre indicare gli
oneri trasferiti a Comuni, utenti e famiglie, illustrare le alternative
esaminate e prevedere verifiche dei risultati e correttivi quando necessari.
La GISO
chiede al Gran Consiglio di dare seguito all’iniziativa e all’UDC di spiegare
quali prestazioni intenda ridurre e chi ne sosterrà le conseguenze. Il
confronto deve comprendere anche un finanziamento più equo dei servizi, anziché
escludere preventivamente ogni intervento sulle entrate.
Le famiglie non possono continuare a essere la
riserva sulla quale scaricare il risanamento. Se il costo passa dallo Stato
alla popolazione, chiamarlo risparmio non lo rende meno pesante: serve soltanto
a nascondere chi paga.
GISO Ticino

