Elio Del Biaggio
Prima sprecano, poi tassano: il conto lo pagano sempre i cittadini
Redazione
08.11.2026 15:15

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L'opinione di Elio Del Biaggio
C'è una logica nella politica che
meriterebbe di essere rovesciata: quando i bilanci pubblici entrano in
difficoltà, anziché chiedersi dove si possa risparmiare, si comincia a
discutere di come aumentare le imposte. Una soluzione apparentemente semplice,
ma che rivela una preoccupante incapacità di affrontare il problema dalla parte
giusta.
In Ticino, come in diversi
Comuni, la prospettiva di aumentare il moltiplicatore fiscale torna
ciclicamente sul tavolo. Eppure, prima di chiedere nuovi sacrifici a cittadini
e imprese, sarebbe lecito domandarsi se tutte le risorse disponibili siano
state utilizzate con criterio, se gli investimenti realizzati fossero davvero
prioritari e se le strutture amministrative siano dimensionate secondo
effettive necessità.
Negli ultimi anni non sono
mancati progetti ambiziosi, infrastrutture costose, consulenze inutili,
riorganizzazioni poco efficaci e aggregazioni comunali presentate come
indispensabili per migliorare efficienza e servizi. Ma quanto sono costate
realmente queste operazioni? Quali risparmi hanno prodotto? E soprattutto, i
benefici promessi sono stati concretamente raggiunti? Domande legittime, alle
quali troppo spesso non seguono risposte altrettanto chiare.
Il problema non è soltanto quanto
si spende, ma come e perché lo si fa. Un investimento pubblico non diventa
automaticamente utile perché viene inaugurato in pompa magna, così come un
progetto non è necessariamente strategico solo perché porta una firma politica.
Servono priorità, valutazioni indipendenti, controlli e responsabilità sui
risultati.
Chi amministra dovrebbe
comportarsi con il denaro pubblico come farebbe con quello del proprio conto
corrente: valutare ogni spesa, evitare gli sprechi, confrontare i costi,
rinunciare al superfluo e non impegnare risorse che non si possiedono. Anzi,
dovrebbe farlo con ancora maggiore rigore, perché quei soldi appartengono alla
collettività.
Nel frattempo, famiglie e imprese
devono fare i conti con premi di cassa malati, affitti, energia, trasporti,
alimentari e una pressione fiscale che lascia sempre meno margini. Per molti
cittadini ogni franco conta, mentre nella gestione pubblica sembra talvolta
prevalere una diversa percezione del valore del denaro.
Ai cittadini si chiede di
stringere la cinghia, mentre chi amministra sembra raramente chiamato a
rispondere dei propri errori. Non è accettabile che previsioni sbagliate,
investimenti azzardati e inefficienze strutturali finiscano regolarmente sul
conto dei contribuenti. Chi decide come spendere il denaro pubblico deve anche
rispondere delle conseguenze delle proprie scelte. Perché non può esserci
rigore per chi paga e indulgenza per chi spende. E soprattutto, è ora che a
pagare il prezzo degli errori non siano sempre e soltanto i cittadini.
La vera politica finanziaria non
consiste nell'aumentare continuamente le entrate, ma nel governare con rigore e
responsabilità le uscite. Significa rivedere le priorità, razionalizzare gli
apparati, misurare le aggregazioni sulla base dei loro costi e benefici
effettivi, eliminare duplicazioni e inefficienze e avere il coraggio di
rinunciare a progetti che non generano un valore proporzionato alle risorse
impiegate.
Significa, prima di tutto,
assumersi la responsabilità delle proprie decisioni e dei risultati che
producono. Perché il denaro pubblico non appartiene a chi lo amministra, ma ai
cittadini che, con il proprio lavoro e i propri sacrifici, lo mettono a
disposizione.
Prima di aumentare tasse e
imposte, sarebbe dunque opportuno che la politica dimostrasse di saper
risparmiare, rinunciare e amministrare. Perché è fin troppo facile governare
spendendo i soldi degli altri, molto più difficile è farlo bene, senza
continuare a presentare il conto ai cittadini.
Elio Del Biaggio

