Felix B. Stutz
Povertà in Ticino: i numeri raccontano solo una parte della realtà
Redazione
29.10.2026 15:29

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
L'opinione di Felix Stutz
Il ceto medio come priorità? Non è sufficiente! L'UDC pone
il ceto medio, la fascia della popolazione considerata al di sopra della
povertà, ma non sufficientemente benestante per godere di una buona qualità di
vita dal punto di vista economico, al centro di molte priorità in vista della
scelta del successore di Guy Parmelin, delle prossime tornate elettorali e
delle proposte legislative.
I dati resi noti oggi - I dati pubblicati oggi dalla RSI,
secondo cui nel 2025 il 2,9% della popolazione svizzera pari a 267'300 persone,
ha beneficiato dell'assistenza sociale, potrebbero apparentemente dare ragione
a questa visione. Ma i numeri raccontano soltanto una parte della realtà
ticinese, dato che non considerano le famiglie appena al di sopra della soglia
di accesso all'assistenza sociale, i lavoratori poveri (working poor), i
genitori soli maggiormente esposti al rischio di povertà e coloro che, per paura
o vergogna, rinunciano alle prestazioni cui avrebbero diritto.
Andando oltre il solo 2,9% che beneficia a livello nazionale
dell’assistenza, quante sono le persone in difficoltà in Ticino, cantone
caratterizzato da salari mediani inferiori alla media svizzera, premi delle
casse malati e costi medici tra i più elevati e un potere d'acquisto in
costante diminuzione?
Chi non chiede l’assistenza - In primis va detto che non
tutti gli aventi diritto alle prestazioni le richiedono effettivamente. Secondo
alcune stime, sebbene difficili da verificare, a livello svizzero tra il 20% e
il 40% potrebbe beneficiarne e, per paura, vergogna, stigmatizzazione, ostacoli
burocratici o, in caso di stranieri titolari di permessi B e C, timore di
conseguenze sul diritto di soggiorno, vi rinunciano. In Ticino, la percentuale
potrebbe collocarsi nella fascia alta, soprattutto tra le persone
straniere.
La RIPAM - Un terzo della popolazione ticinese, circa il
30-32%, pari a 110'000–115'000 persone, beneficia della riduzione individuale
dei premi di cassa malati: ma spesso non è sufficiente.
Rischio povertà - Infatti, circa il 25,3% della popolazione
ticinese è rischio di povertà secondo SILC, che considera come dato l’avere un
reddito che equivale al 60% (o meno) di quello mediano equivalente (dati 2024).
A livello nazionale è risultato nettamente inferiore: 16,4% per quell’anno. E
la povertà reddituale assoluta, misurata dall'Ufficio federale di statistica
sulla base delle direttive della Conferenza svizzera delle istituzioni
dell'azione sociale (COSAS), nel 2024 interessava il 16,5% della popolazione
ticinese, pari a circa 59'000 persone, quasi il doppio della media nazionale
dell'8,4%.
Che cosa serve - La fotografia generale è di una difficoltà
economica strutturale che interessa una parte molto ampia della popolazione.
Servono misure incisive che abbiano efficacia nel migliorare la situazione di
questa fascia, andando ad agire sulle principali voci di preoccupazione: i
premi di cassa malati, il caro abitazioni, l’erosione del potere d’acquisto, i
bassi salari. Nel mio programma di candidatura, propongo una cassa malati unica
per la LAMAL, un programma di edilizia sociale e degli investimenti mirati per
aumentare il valore delle aziende, con ricadute sul PIL e di conseguenza sul
potere d’acquisto della popolazione, attraverso banche settoriali
private.
Felix Stutz, consigliere comunale indipendente Orselina

