
Nello scacchiere internazionale la Svizzera è riuscita, grazie alla neutralità, a trovare una sua specificità, che l’ha portata ad essere uno Stato affidabile agli occhi nelle altre Nazioni.
La neutralità non è un privilegio della Svizzera, ma il nostro Paese è riuscito a conferirle delle caratteristiche particolari che non si limitano al rifiuto di partecipare ai conflitti armati, alla rinuncia a politiche di potere, ad alleanze militari o adesione a guerre economiche. La nostra neutralità è una politica di pace, fatta di buoni uffici, tesi sia a risolvere che prevenire conflitti. La sua attuazione avviene mediante un lavoro costante e discreto, che non lascia spazio a gesta eroiche o a dichiarazioni altisonanti in ambienti mondani.
La neutralità richiede dunque molta forza e fermezza morale, poiché deve sottrarsi alle logiche delle pressioni esterne.
Purtroppo, negli ultimi anni, nella maggior parte dei nostri Consiglieri federali, queste fondamentali caratteristiche non le troviamo. Non essendo in grado di attenersi al concetto di “neutralità svizzera”, essi hanno preteso di volerla “interpretare” ed “attualizzare”, dandole delle definizioni a “geometria variabile”, cedendo a pressioni e lusinghe (furbesche) provenienti da Stati esteri, in particolare dall’UE. L’adesione alle sanzioni economiche volute dall’UE contro la Russia nella guerra in Ucraina, con lo scopo di porre fine al conflitto in poche settimane, hanno miseramente fallito e noi ancora di più, poiché ci siamo giocati anche la nostra credibilità sul piano internazionale.
La neutralità svizzera ne sta uscendo letteralmente a pezzi. La prova è, che altri Stati sono chiamati con maggiore successo a prestare buoni uffici.
Nella mia vita professionale, non di rado ricevo chiamate da persone residenti all’estero, che con grande enfasi, mi dicono chiaramente “ma cosa state facendo in Svizzera? Siete impazziti?”. In forte imbarazzo tento di spiegare che l’agire del Consiglio federale non rispecchia assolutamente la volontà del popolo svizzero.
Credo fermamente che la neutralità faccia parte della nostra identità svizzera e che essa non significa “egoismo nazionale”, come tentano di definirla i detrattori. La prova è data dal fatto che il nostro Paese non chiude le porte ai rifugiati di guerra, si attiva in caso di catastrofi ed è sede di tante ONG internazionali. Il prossimo 27 settembre votiamo un SI convinto!
Roberta Soldati -Deputata UDC in Gran consiglio

