Alberto Togni
L'AVS e le armi le paghino i poveri
Redazione
06.11.2026 12:11

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
L'opinione di Alberto Togni, membro della direzione del Partito comunista
La 13ª
mensilità AVS è una conquista sociale, approvata nettamente dalla popolazione
nel marzo 2024. Sarà versata per la prima volta questo dicembre,
indipendentemente dall'esito della votazione del prossimo 29 novembre. In
quell'occasione saremo invece chiamati a decidere esclusivamente se finanziarla
attraverso un aumento dello 0,4% dell'IVA: il secondo balzello in pochi anni,
che porterebbe l'aliquota ordinaria all'8,5%, con un aumento complessivo di
oltre il 10% rispetto al 2023. L'IVA è la tassa antisociale per eccellenza:
colpisce tutti in ugual misura, indipendentemente dalle disponibilità
economiche. Anche l'istituto di ricerca BAK — certamente non un'organizzazione
rivoluzionaria — riconosce in un suo recente studio il carattere regressivo
dell'aumento dell'IVA: in rapporto al reddito disponibile, le economie
domestiche a basso reddito finiscono per sostenere un onere maggiore, poiché
destinano ai consumi una quota più elevata delle proprie risorse.
C'è poi un ragionamento di fondo che va stroncato: quello secondo cui aumentare
l'IVA starebbe diventando la risposta automatica a ogni nuova richiesta di
risorse. Non dimentichiamo che anche l'esercito ha recentemente proposto un
aumento dell'IVA dello 0,5% per finanziare il piano di riarmo che NATO e UE
stanno imponendo anche al nostro Paese, e per coprire indirettamente i costi di
acquisti fallimentari (dai Patriot che vedremo forse fra 5-10 anni allo
scandaloso caso degli F-35). Pensioni dignitose e sistemi d'arma dai prezzi
gonfiati finirebbero così sullo stesso conto: quello delle fasce meno favorite.
Non regge, allora, l'obiezione di comodo — a cui si è purtroppo accodata anche
una parte della sinistra — secondo cui le fasce sfavorite sarebbero poco
toccate, perché verrebbe alzata unicamente l'aliquota ordinaria e non quella
ridotta. È vero che una quota consistente delle spese delle famiglie a basso
reddito riguarda beni soggetti all'aliquota ridotta; è altrettanto vero, però,
che queste stesse famiglie destinano tra il 20 e il 30% delle proprie spese a
beni soggetti all'aliquota ordinaria. E nella società odierna quei beni non
sono affatto meno essenziali degli altri: basti pensare alla benzina, all'olio
da riscaldamento, alle spese di telefonia. Difficile liquidarli come consumi
dettati da capricci.
In un momento di crescente precarietà e crisi sociale, la sinistra dovrebbe
rifiutare chiaramente un modello in cui il costo di pensioni dignitose per chi
ha lavorato una vita intera e di sistemi d'arma dai prezzi gonfiati ricade
sulle fasce meno favorite. Dovrebbe invece rivendicare una distribuzione più
equa del carico fiscale, chiedendo un contributo maggiore a chi dispone di
patrimoni e redditi elevati e a chi ha tratto enormi profitti dalle dinamiche
internazionali in corso.
Alberto
Togni, membro
della direzione del Partito comunista

