Elia Agostinetti
La 13a AVS è garantita. No a un nuovo aumento dell’IVA!
Redazione
08.11.2026 15:20

Foto: © CdT / Chiara Zocchetti
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L'opinione di Elia Agostinetti, membro del Segretariato dell’MPS
Una cosa deve essere chiara: la tredicesima rendita AVS sarà
versata a dicembre 2026, indipendentemente dal risultato della votazione del 29
novembre. Che vinca il Sì o il No, le pensionate e i pensionati riceveranno la
loro tredicesima. E continueranno a riceverla anche negli anni successivi. Non
bisogna quindi lasciarsi spaventare: votare No non significa mettere in
discussione la tredicesima AVS!
Quello su cui siamo chiamati a esprimerci è il modo in cui finanziare questa
prestazione nei prossimi anni. E aumentare ancora una volta l’IVA è una scelta
profondamente ingiusta e antisociale.
L’IVA colpisce infatti proporzionalmente di più chi ha redditi bassi e medi,
perché queste persone devono destinare una parte maggiore delle proprie entrate
ai consumi quotidiani. In un momento in cui il potere d’acquisto è già messo a
dura prova dall'aumento dei premi di cassa malati, degli affitti, dei trasporti
e del costo della vita, imporre un ulteriore rincaro è inaccettabile. Sarebbe
per di più il secondo aumento dell’IVA in appena quattro anni e altri (per
finanziare le spese di armamento) sono in discussione. Quando diremo basta!?
per di più l’AVS gode di buona salute finanziaria. Negli ultimi due anni ha
registrato complessivamente oltre 10 miliardi di eccedenze e dispone di riserve
superiori ai 60 miliardi di franchi. Sono cifre importanti, che testimoniano la
solidità della nostra principale assicurazione sociale e che mal si conciliano
con i continui allarmi sul suo presunto dissesto finanziario.
Del resto, non è certo la prima volta che si cerca di dipingere il futuro
dell’AVS a tinte fosche. Da decenni assistiamo regolarmente alla pubblicazione
di proiezioni catastrofiste, che annunciano deficit insostenibili e un sistema
previdenziale sull’orlo del collasso. Previsioni che, alla prova dei fatti,
sono state ripetutamente smentite o ridimensionate dall’evoluzione effettiva
dei conti. Le entrate dell’AVS sono cresciute più di quanto previsto e la sua
situazione finanziaria si è dimostrata spesso ben più solida di quanto
lasciassero intendere gli scenari più pessimisti. Solo pochi anni fa, per
influenzare una votazione, si sono addirittura fornite proiezioni ufficiali
sbagliate!
Questo non significa negare le sfide legate all’invecchiamento della
popolazione o sostenere che il finanziamento dell’AVS non debba essere
pianificato sul lungo periodo. Significa però rifiutare che si utilizzino
sistematicamente le previsioni più allarmistiche per giustificare nuove misure
che pesano sulla popolazione. Le proiezioni non sono certezze: dipendono da
ipotesi sull’andamento dei salari, dell’occupazione, dell’immigrazione e
dell’economia. E la storia dell’AVS dovrebbe insegnarci a trattarle con
maggiore prudenza, anziché trasformarle ogni volta in un'emergenza che impone
nuovi sacrifici.
Non si può continuare a evocare il rischio di un disastro futuro ignorando i
risultati positivi del presente. L’AVS ha dimostrato nel corso dei decenni di
essere un sistema solido, capace di adattarsi all’evoluzione economica e
demografica del Paese. Non c’è quindi motivo di precipitare le decisioni e
ricorrere a una nuova tassa che penalizza soprattutto chi ha meno.
Se occorre rafforzare il finanziamento dell’AVS, la strada giusta è quella dei
contributi salariali, non dell’IVA. I contributi sono proporzionali al salario,
sono pagati per metà dai datori di lavoro e non gravano sulle persone
pensionate, che hanno già contribuito al finanziamento dell’AVS durante tutta
la loro vita lavorativa. È un sistema decisamente più equo e solidale, fondato
sulla ripartizione degli oneri tra lavoratori e datori di lavoro, anziché su
una tassa sui consumi che colpisce indistintamente tutte e tutti,
indipendentemente dalle loro possibilità economiche.
Il 29 novembre votiamo dunque NO all’aumento dell’IVA. In votazione non vi è il
diritto alla 13a AVS, che è già garantita, ma un finanziamento ingiusto che
farebbe pagare ancora una volta il conto alle persone con redditi bassi e medi,
alle famiglie, alle pensionate e ai pensionati.

