
Ciò che squalifica e discredita la nostra democrazia diretta, è il pessimo perdente, ossia quello schieramento politico che, malgrado i chiari risultati usciti dalle urne, non accetta il responso popolare, arrivando addirittura ad incaponirsi e voler richiamare il popolo al voto. Dopo 5 anni dal voto che ha sancito la bocciatura dell’iniziativa popolare denominata «Acqua potabile pulita e cibo sano», respinta il 13 giugno 2021 dal 60,69% dei votanti e da una grande maggioranza dei Cantoni, ci apprestiamo, il prossimo 27 settembre, a votare sull’iniziativa «Per un’alimentazione sicura – mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita». Seppur con un nome diverso, la promotrice è la stessa, il contenuto ha finalità identiche, ma ancora più radicale ed estremista.
Credo che la democrazia vada usata, ma non abusata. Quest’iniziativa va contro questo principio. Tra le conseguenze, c’è il rischio di favorire la disaffezione e la disillusione nei confronti della democrazia stessa, pilastro sul quale si fonda la Svizzera. Il cittadino potrebbe lecitamente chiedersi quale sia il valore del suo voto, se poi una minoranza di persone decide di ripartire alla carica, peggio ancora non ascoltando le critiche emerse durante la campagna e riproponendo a poca distanza, un testo ancora più estremo e incattivito dal fatto di avere perso alle urne. Con questo non sto dicendo che il voto popolare debba costituire una decisione definitiva e inappellabile nel corso del tempo. Tutti noi abbiamo il diritto di cambiare idea, ma il riproporre oggetti identici a così poca distanza, costituisce un abuso, teso unicamente a prendere il popolo per sfinimento. «L’iniziativa sull’alimentazione» ha un titolo ingannevole e volutamente generico per indurre a credere che si tratti di una semplice azione per favorire un’alimentazione sana. Invece NO! Questa iniziativa è pura ideologia, tesa, non solo ad orientare, ma ad imporre, mediante la codifica nella Costituzione federale, le abitudini alimentari della popolazione svizzera, violando così ogni principio della libertà individuale di poter decidere cosa mangiare. Tutti sono concordi nel concludere che gli obiettivi posti nel testo di questa iniziativa sono irrealizzabili. Essa mette in ridicolo la nostra Costituzione federale riducendola a carta straccia. La nostra Carta fondamentale è ben altro e non merita di prestarsi a follie ideologiche che non hanno né capo né coda. Il prossimo 27 settembre diciamo ancora una volta NO!
Roberta Soldati, deputata UDC in Gran consiglio

