Leonardo Ruinelli
Il giorno della marmotta fiscale
Redazione
02.11.2026 15:42

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L'opinione di Leonardo Ruinelli
C’è un vecchio film in cui il protagonista si risveglia ogni mattina nello stesso giorno, con la stessa canzone alla radio e le stesse facce per strada. All’inizio è un incubo, poi ci si abitua. La politica svizzera, da sempre attenta alle tradizioni, ha deciso di adottarne il metodo. L’8 marzo il popolo ha abolito la penalizzazione fiscale del matrimonio. Il 29 novembre è invitato ad abolirla di nuovo. Repetita iuvant, dicevano i latini, che però non compilavano la dichiarazione d’imposta.
Va riconosciuto ai promotori un merito raro: la perseveranza. L’iniziativa «Sì a imposte federali eque anche per i coniugi» combatte con ardore una discriminazione che non c’è più, un po’ come quei soldati rimasti nella giungla a difendere la posizione anni dopo la fine della guerra. Nessuno ha avuto il coraggio di dirglielo. O forse qualcuno gliel’ha detto, ma è stato messo a verbale e archiviato.
Sul come, il testo è di una discrezione ammirevole. Non spiega quale modello adottare: lascia la scelta al Parlamento, nel nobile spirito del «poi si vedrà». Tra le opzioni c’è lo splitting integrale, uno strumento di rara eleganza. Si sommano i redditi della coppia, si divide il totale e si applica un’aliquota più mite. La giovane coppia con due stipendi modesti ne ricava poco o nulla. Il dirigente con reddito unico e consistente, invece, scopre all’improvviso le gioie della giustizia sociale. Più alto è lo stipendio, più profonda è l’equità. Chi l’avrebbe detto che l’equità avesse un debole per gli scaglioni superiori.
Naturalmente tutto questo ha un prezzo, che a seconda del modello oscilla fra circa 700 milioni e 3 miliardi di franchi all’anno di minori entrate per la Confederazione. Una forbice talmente ampia da far sorgere il dubbio che nessuno abbia davvero fatto i conti. E siccome una parte dell’imposta federale diretta torna ai Cantoni, il Ticino potrà partecipare alla festa pagando la sua quota del rinfresco. Il tutto mentre è ancora impegnato a capire come applicare la riforma votata in primavera.
Il colpo di genio, però, è un altro. L’iniziativa vale solo per l’imposta federale, mentre Cantoni e Comuni dovranno comunque passare all’imposizione individuale. Nasce così il contribuente quantistico, sposato e non sposato nello stesso istante, a seconda di chi lo osserva: coniugato per Berna, single per Bellinzona. Gli uffici cantonali dovranno gestire due logiche, due calcoli e forse due dichiarazioni. Da qualche parte, un tassatore della Divisione delle contribuzioni sta già piangendo in silenzio.
A questo punto la domanda sorge spontanea: perché tanta ostinazione per un problema già risolto? La risposta ufficiale è nobile: porre fine alla discriminazione del matrimonio. E non c’è motivo di dubitarne. Sarà certamente un caso che il calendario collochi le elezioni federali appena un anno dopo. Ed è altrettanto casuale che pochi temi, come la famiglia, sappiano riempire così bene cartelloni, dibattiti e salotti televisivi. Coincidenze, si capisce. In fondo anche la marmotta esce dalla tana una volta l’anno, e nessuno la accusa di cercare i riflettori.
La stabilità delle regole è un valore svizzero quanto la precisione degli orologi. Famiglie, imprese e amministrazioni hanno bisogno di sapere su quale terreno muoversi, non di un cantiere fiscale che si riapre a ogni stagione.
Il matrimonio, si dice, è per sempre. Le votazioni, per fortuna, no. A marzo abbiamo già detto il nostro «sì». Il 29 novembre basta un convinto NO.
Leonardo Ruinelli
Presidente Giovani Liberali Radicali Ticinesi
Presidente Giovani Liberali Radicali Ticinesi

